Ecoday1 – acqua del rubinetto e bottiglie riutilizzabili

Premessa importante: qui l’acqua del sindaco è buona.

Con l’ecoazione1 vinco facile, perchè da sempre beviamo acqua del rubinetto in casa e da ormai diversi anni ci portiamo le bottigliette quando usciamo.

Però fino a qualche mese fa usavo e riusavo fino allo sfinimento le bottiglie di plastica, prima di smaltirle nella differenziata, e questo causava comunque dei rifiuti, seppur minimi e reciclabili.

Quindi mi sono informata, ho fatto le mie ricerche, ed alla fine ho scelto le borracce in acciaio inossidabile, con doppia parete termica (così ho anche tè caldo per l’inverno e bevande fresche per l’estate), che sono potenzialmente indistruttibili e mi dovrebbero accompagnare per il resto della vita.

Eccola qua, la mia amica borraccia in ufficio, sempre al mio fianco.

E qui vedete la collezione completa:

  • brocca di plastica da 2 litri per pranzo e cena, che siamo in 4, beviamo tanto e quella da 1 litro che avevamo prima l’ho regalata a chi la può sfruttare più di me. L’ho scelta leggera per permettere anche ai bimbi di usarla agevolmente, infrangibile perché duri il più a lungo possibile e con coperchio in modo che quando ci metto il ghiaccio non mi cada nei bicchieri. Sta con noi da 2/3 anni.
  • bottiglia di vetro di recupero per chi ama l’acqua fredda di frigo. Lei ha più di 5 anni.
  • 2 borracce termiche in alluminio da 500ml, una per ogni figlio. Vanno bene per la merenda a scuola, per l’allenamento, per le gite e per qualsiasi altra uscita. Quelle di plastica dopo 1/2 mesi inevitabilmente finivano per rompersi, queste hanno 7 mesi circa ed ancora sono come nuove.
  • 1 borraccia termica da 750ml per me, che bevo tanto (ma quella da 1l era troppo ingombrante). E’ la più giovane, ha solo 3 mesi, ma è anche la più usata. Nella sua breve vita ha già contenuto tè caldo, acqua con ghiaccio, acqua semplice ed integratori.

Grazie ai 30ecodays ho scoperto anche il sito fontanelle.org e mi sono scaricata l’app per trovare sempre acqua ovunque io sia.

Ovviamente ogni tanto capita di usare ancora bottigliette di plastica, ma cerchiamo di limitarne l’uso al massimo, le riutilizziamo (ad esempio ne ho una della misura perfetta per dare l’acqua alle piante che immagino durerà molto più delle altre, non essendo sottoposta a viaggi e sbattimenti negli zaini) e poi le ricicliamo nella raccolta differenziata.

Ricordo il link alla pagina facebook dei 30ecodays, che fa sempre bene, e rinnovo l’invito a partecipare, che è gratis e fa bene all’ambiente.

In fondo abbiamo solo questo e siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa, poi sarà troppo tardi.

30ecodays: azioni quotidiane per salvare il mondo (o almeno migliorarlo)

Il nostro pianeta sta soffrendo e se non ci decidiamo a cambiare davvero le cose presto morirà. E visto che abbiamo solo questo da lasciare ai nostri figli, mi sembra ovvio iniziare a darsi da fare il più possibile.

Non potendo operare ad alti livelli, che impattino in modo sostanziale, cosa possiamo fare?

Possiamo considerare che anche l’oceano è fatto di gocce ed iniziare a portare le nostre goccioline, con tante azioni pensate per salvaguardare quel che resta della Terra.

Possiamo anche coinvolgere altre persone, che a loro volta potranno coinvolgere altre persone, che… conoscete il metodo “pay it forward”? (c’è anche un film, tradotto in italiano col titolo “Un sogno per domani“) Funziona un po’ come i network piramidali, ma per una giusta causa e con l’obiettivo di svolgere buone azioni. Se per ogni persona che agisce se ne aggiungono anche solo tre, e per ognuna di quelle tre se ne aggiungono altre 3, e così di seguito, il numero aumenterà in maniera esponenziale ed in breve tempo diventerà molto alto.

Nell’era di internet, del cloud e dei social quale mezzo migliore della rete per raggiungere più persone possibili?

Io ho deciso di aderire al progetto 30 eco days che mi aiuterà a trovare una eco-azione da svolgere ogni giorno e divulgare in rete con ogni mezzo che a me faccia piacere usare.

Magari vedendo me qualche amico avrà voglia di provare a seguirmi, e qualche suo amico e …. bè, l’avete capito 🙂

Per non togliere visibilità a questa splendida iniziativa per la breve e semplice spiegazione del funzionamento vi rimando al sito o alla pagina facebook. Andate tranquilli, che sono gestite da una persona fantastica ed iscrivetevi anche voi, che è pure gratis.

C’è anche l’hashtag #30ecodays da seguire su instagram (a cui aggiungerei anche #zerowaste, così, giusto per).

PS: visto che ho messo tutti link diretti, così non dovete faticare a cercarli? 🙂

Going Eco: tovaglioli cerati

Lo ammetto: non sempre riesco ad effettuare la scelta più ecosostenibile possibile.

Il lavoro, la fretta, … le scuse sono tante e tutte più o meno valide.

Ma.

Ma voglio impegnarmi un po’ di più.

Oggi tocca a questi tovaglioli di cotone imbevuti di cera d’api che dovrebbero sostituire la pellicola per alimenti e/o l’alluminio e/o le buste di plastica per conservare i cibi.

Sembrano semplici da usare.

E vediamo se riesco a ridurre un po’ i miei rifiuti.

Glicine 😍

Erano almeno 15 anni che desideravo avere una piantina di glicine.

Me la sono regalata, convinta che non arriverà a fine estate.

Staremo a vedere.

Per ora sono sbalordita della velocità con cui cresce: guardate che differenza in sole due settimane 😱

Gamberetti e zucchine in vasocottura.

Un altro pasto-da-dieta vasocotto al microonde:

– 150g di gamberetti decongelati

– una zucchina piccola (o mezza grande, insomma, vedete quanta ce ne può entrare lasciando il vasetto pieno a 3/4)

– un velo di olio

– un pizzico di sale

6 minuti alla potenza testata, lasciato raffreddare e poi in frigo.

Voilà.

Il brodino che resta sotto a me piace berlo, è buonissimo.

Se potessi inzupparci del pane sarebbe ancora più buono, ma la dieta è dieta.

Spinaci in vasocottura.

Oggi ho provato a cuocere gli spinaci.

Ho seguito la ricetta di Rosella Errante, eliminando solo il peperoncino.

Siccome però i 500g di spinaci non mi sono entrati tutti nei due vasetti, con quelli avanzati ho provato a preparare due pasti-da-dieta: 100g di bistecca di manzo + spinaci in uno e 120g di pollo + spinaci nell’altro.

Ecco i vasetti pronti da chiudere e cuocere. Sopra ho spolverato un po’ di spezie (paprika e curcuma).

E qui dopo la cottura neanche mezz’ora dopo (6 minuti ogni vasetto x 4 vasetti = 24 minuti). E per fortuna che gli spinaci li avevo calzati per bene, guardate come sono calati! 😱

Ed i pasti ancora continuano a bollire, dopo 20 minuti di riposo 😍

Questa cosa mi affascina.

Ora devo solo attendere che si raffreddino e metterli in frigo.

Per il sapore dovrò aspettare, ma il profumo è buonissimo.

Vasocottura al microonde. Grande aiuto in cucina e per la dieta.

Ho scoperto questa tecnica grazie ad un’amica che ne ha parlato su Facebook. Mi ha incuriosita e sono andata a leggere un po’ nel gruppo dal tegame al vasetto – l’abc della vasocottura

Dopo un paio di giorni ho comprato i vasetti per provare e suono rimasta talmente soddisfatta che non voglio più farne a meno.

Le istruzioni e le spiegazioni, insieme a morte ricette, le trovate nel blog di Rosella Errante e nel gruppo di supporto, io qui parlerò solo dei miei esperimenti dando per scontato che abbiate studiato le basi da Rosella.

Quindi andate a leggere come funziona questo fantastico metodo di cottura semplice e veloce che mi sta salvando la dieta e la sanità mentale.

😊

Calzino toe up con gusset ed heel flap – calzino dalla punta con tassello

Avvio turkish (o a 8 o judy’s magic cast on o provvisorio da cucire in seguito)

Consideriamo da subito i punti divisi a metà tra suola e dorso (metà sotto e metà sopra del piede).

Punta (=toe): 1 aumento su ogni lato della suola e del piede (totale 4 aumenti ogni giro) tutti i giri per 2/3 giri e poi a giri alterni fino a raggiungere un’ampiezza che copra bene le prime 4 dita (resta fuori il mignolo, perchè il calzino deve avere un agio negativo del 10% circa).

Piede (=foot): lavoriamo in tondo senza aumenti col pattern che desideriamo (maglia rasata, lace, stranded, intarsia, …) fino a circa metà della lunghezza totale (dalla punta del dito più lungo al tallone).

Tassello (=gusset): aumentare 1 maglia su ogni lato solo sulla suola a giri alterni fino a raddoppiarne il numero delle maglie, lasciando invariato il numero delle maglie del dorso.

Giro del tallone (= heel turn): ora lavoriamo solo sui punti della suola, mettendo in sospeso il dorso. Lavoriamo la metà + 2 maglie, poi giriamo il lavoro e lavoriamo 4 maglie (2 per ogni lato rispetto al punto centrale del tallone). Giriamo il lavoro e continuiamo a lavorare ferri accorciati aggiungendo 2 maglie ad ogni riga fino ad averne lo stesso numero della suola, prima di iniziare il tassello. Per i ferri accorciati possiamo usare qualsiasi tecnica preferiamo, purchè non lasci buchi (la mia preferita è la german short rows, mi sembra rimanga più “pulita” delle altre).

Tallone (=heel flap): Lavoriamo in piano il numero di maglie originarie della suola (= quelle dell’heel turn appena terminato) ed al termine di ogni riga uniamo l’ultima con una del tassello lavorando 2 dir ass (k2tog) o 2 rov ass (p2tog), a seconda di come si presentano. Giriamo il lavoro e ripetiamo fino a rimanere con il numero originario di maglie per la suola (= lo stesso del dorso = la metà di quelle che avevamo ottenuto alla fine degli aumenti per il tassello). Di solito per questa parte si sceglie un punto un po’ più compatto e resistente del resto del calzino, perchè è la parte che poi sfregherà maggiormente nella scarpa e tenderà a consumarsi prima del resto (ad esempio righe a dritto: 1 dir, 1 pass e righe a rovescio: tutto rov).

Gamba (=leg): lavoriamo in tondo fino alla lunghezza desiderata, con il pattern che desideriamo (maglia rasata, lace, stranded, intarsia, …) aggiungendo qualche aumento per il polpaccio se necessario (dipende dalla lunghezza, fino a metà gamba non servono aumenti di solito).

Bordo (=cuff): lavoriamo qualche giro con un punto elastico che dia sostegno al calzino e ne limiti lo scivolamento quando indossato, come ad esempio coste 1/1 o coste 2/2.

Chiusura (=bind off): dovendosi allargare molto per permettere il passaggio del tallone dovremo scegliere una chiusura molto elastica. Ideale la chiusura cucita (sewn bind off), un po’ bruttina la Jeny’s surprisingly stretchy bind off, da valutare la chiusura tubolare che in alcuni casi potrebbe essere troppo poco elastica (a me che ho circonferenze sopra la media ad esempio tira e da fastidio)

LA VITA è BREVE

LIFE IS TOO SHORT TO WASTE TIME DOING THINGS YOU DON’T LIKE

La vita è troppo breve per perdere tempo a fare cose che non ti piacciono.

Ma anche per cercare di essere perfetti quando la perfezione non esiste, per cercare di far contenti gli altri annullando noi stessi, per annullarci solo perchè “si deve fare così”.

Noto con piacere che questo blog continua a ricevere visite nonostante un anno e mezzo di silenzio, e questo mi da la spinta per provare a <del>ricominciare</del> riprendere, in qualche modo, che non sarà identico a prima perchè LIFE HAPPENS e quello che succede mentre la vita continua ci cambia, sempre e comunque.

E’ giusto così, non va combattuto, ma solo accettato.

Quindi eccomi qui, di nuovo, con la voglia di pubblicare le piccole cose che mi rendono felice, le scoperte, le riflessioni, le cose che faccio.

Un piccolo diario pubblico che potrebbe forse un giorno (chissà) tonare utile a qualcuno.

O forse solo a me.

Ma la vita è troppo corta per perdere tempo a preoccuparsi di cosa penserà la gente.

Bentornata Claudia (me lo dico da sola perchè la vita è troppo corta anche per aspettare che gli altri facciano ciò che vorremmo o che ci aspettiamo facessero).

🙂

Refill agenda formato personal

Dopo vari tentativi e prove sembra che la mia agenda ideale abbia la visione della settimana su due pagine, con i giorni in verticale. TUTTI i giorni, e tutti della stessa misura, e non con il sabato e la domenica a metà come si trovano di solito, perchè io ho bisogno di pianificare il tempo anche del fine settimana, non solo dei giorni lavorativi.

Il formato che voglio provare nel 2018 è il personal, una via di mezzo tra la A5 che è troppo ingombrante per stare comodamente in borsa ed il pocket che è troppo piccolo perle mie esigenze (l’ho usato per il 2017 fino ad oggi e non mi sono trovata molto comoda).

Non riuscendo a trovare un refill come lo volevo io, me lo sono creato.

Da stampare su fogli A4, con funzione fronte/retro che gira le pagine sul lato corto.

fronteretro lato corto

Vengono 3 pagine ogni foglio, da tagliare lungo i segni e forare (io appoggio sopra un foglio già forato per prendere le misure ed uso una foratrice standard per fare un foro alla volta, un po’ lungo ma peri pochi fogli che devo forare non mi vale la pena di spendere per comprare una foratrice apposita da 6 fori).

Ho fatto gli ultimi mesi del 2017 per iniziare ad usarlo e metterlo alla prova, in modo da poter valutare se effettivamente mi ci trovo bene e se ci sono modifiche da fare prima di stampare tutto il 2018.

Ve lo lascio qui, da provare anche voi, se vi va. In formato .docx perchè ogni volta che provo a convertirlo in .pdf viene uno schifo inguardabile e non ho idea di come risolvere, anzi se avete suggerimenti sono molto graditi. (La cosa più evidente è che le linee che nel file word sono tutte uguali, nel pdf vengono in parte spesse, in parte sottili, in parte a trattini, in parte a puntini, senza il minimo criterio logico).