Calzini semplici su misura senza misurare. 

Ecco come faccio i miei calzini quando non ho voglia di pensare/ calcolare/valutare.

ATTREZZATURA NECESSARIA:

– filo (ma va!), di solito quello apposito per calzini di spessore fingering e con un 20/25% di nylon che da resistenza all’usura.  Qui vedete Regia Fluormania e Drops Fabel.

– ferri adatti a dare la giusta tensione col filato scelto e che consentano la lavorazione in tondo. Io preferisco i dpn in bamboo, ma vanno bene anche i circolari. Qui vedete tre set di “doppia punta”: quelli con cui lavoro,  quelli di scorta e quelli che “non si sa mai meglio uno in più che uno in meno”.

– forbici

– un marcapunti per segnare l’inizio del giro

– un ago da lana con la punta arrotondata

.

AVVIO

Il mio preferito per facilità e risultato é il turkish cast on, ma vanno  benissimo anche l’avvio a 8, il Judy’s magic cast on o un avvio provvisorio da chiudere a tubo e poi eliminare cucendo la punta a punto maglia.

Per un piede adulto con filato fingering avvio dalle 16 alle 20 maglie in totale.

Qui vedete l’avvio turco con 10 giri di filo sui due ferri,  che danno 20 maglie in totale.

PUNTA

Ora consideriamo i punti divisi: metà per il sopra e metà per il sotto del piede.

Per creare la punta faremo un aumento su ogni lato del sopra e del sotto (4 aumenti totali per ogni giro: 2 sopra + 2 sotto), ad 1 o 2 maglie dal punto in cui il sopra ed il sotto si uniscono, su tutti i giri per 3 o 4 volte poi a giri alterni fino a che la punta non copra, senza tirare,  dall’alluce al penultimo dito,  lasciando fuori il mignolino (mellino? Non ricordo mai i nomi esatti delle dita dei piedi).

Per segnare l’inizio del giro e non impazzire con il marcapunti che fugge lo metto dopo il primo punto,  così mi resta più comodo.


Come vedete dalla foto io lascio un po’ largo sull’alluce perché ce l’ho valgo e la punta rimane più stretta della pianta del piede. Chi non ha questo problema non avrà bisogno di tenersi più largo,  ovviamente.

PIEDE

A questo punto si lavora semplicemente un tubo senza aumenti né diminuzioni fino al collo del piede,  dove inizia la caviglia. Alcuni considerano come misura 2/2,5cm prima della lunghezza totale, ma io preferisvo guardare la caviglia.


Volendo usare un punto operato è consigliabile farlo solo sulla parte superiore del piede per evitare fastidi.

TALLONE

Avendo lavorato il piede come un tubo perfettamente cilindrico fino alla caviglia (o un paio di cm dal tallone) possiamo scegliere solo talloni che non prevedano un “gusset”, quindi short rows, afterthought,  fish lips kiss (quest’ultimo lo trovate su ravelry completo di ricetta simile a questa,  ma scritta meglio,  per fare calzini al costo di 1€ circa).

Per questo calzino io ho scelto l’afterthought, quindi lavoro metà dei punti (quelli relativi alla parte sopra del piede) con il filo dei calzini


e l’altra metà (quella della suola) con un filo di scarto.


Poi ripasso tutti i punti lavorati col filo di scarto sul ferro sinistro e riprendo a lavorare in tondo come se niente fosse.


Questo filo è tutto quello che serve per ora. Il tallone vero va fatto alla fine,  dopo aver terminato gamba e bordo del calzino.

GAMBA

Si continua a lavorare in tondo fino alla lunghezza desiderata.

Se si sceglie di lavorare con un punto operato considerare che un paio di cm sopra alla riga del tallone resteranno comunque dentro alla scarpa,  quindi sul dietro della gamba i punti operati è meglio iniziarli dopo 2cm circa.

Per un calzino alla caviglia si può iniziare il bordo pochi cm dopo i 2 sopra menzionati, per un midcalf (a mezza gamba) consideriamo la gamba lunga come il piede e per un kneehigh (al ginocchio) continuiamo aggiungendo però qualche aumento per il polpaccio (e qui bisogna misurare e fare due calcoli).

I miei calzini saranno midcalf, quindi niente aumenti, e come texture ho scelto di fare coste 3/1, che ho iniziato a 2cm circa dal tallone.

BORDO

Il bordo è un prolungamento del tubo della gamba che può essere più o meno lungo,  solitamente fatto con un punto elastico come coste o tubolare, ma nulla vieta di farlo lace o come si preferisce.

L’importante è che la chiusura sia sufficientemente elastica da far passare il piede ma sostenere il calzino una volta indossato.

Per questi calzini ho solo cambiato il colore alle coste della gamba per richiamare il colore della punta e vivacizzare il grigio scuro che ho usato per il resto.

TALLONE AFTERTHOUGHT

Come dice il nome a questo tallone ci si pensa dopo, alla fine,  come ultima cosa.

Quindi dopo aver chiuso il bordo superiore si riprendono le maglie lasciate in sospeso col filo di scarto dividendole in due metà, una che coincide con la suola e l’altra che corrisponde alla metà dietro della gamba.


Poi si diminuisce un punto per ogni lato di emtrambe le metà (4 diminuzioni totali) a giri alterni fino a restare con un terzo delle maglie sui ferri,  da chiudere a punto maglia.


RIFINITURE

Ora resta da fermare i fili e chiudere eventuali buchini che si possono creare ai lati del tallone.


Una volta  familiarizzato con la struttura sarà facile personalizzare il calzino variando colori,  texture, rifiniture,  lunghezza della gamba,  tipo di punta e/o di tallone.


Buon divertimento!

Rassegnati

E’ il mantra del giorno.

Sono giorni che cerco un metodo alternativo per ottenere un filato colorato come quello dei miei ultimi esperimenti in modo più semplice e veloce, ma proprio non c’è.

Non voglio un variegato: i cambi di colore troppo veloci mi disturbano.

Non voglio neanche uno speckles (che non so nemmeno se si scrive così ma sono troppo triste per cercare conferme in rete): le parti colorate sono troppo piccole e troppo ravvicinate.

Voglio proprio un semisolid con qualche righetta di colore da 10/15cm qua e là, ma non troppo frequente.

E l’unico modo per ottenerlo è farmi una warp board decente e rimatassare con criterio tutti i 550g di alpaca light-fingering che ho pronti in cake.

Non so se 4 ore di lavoro basteranno…

Sono già stanca prima di iniziare, ma tanto lo so che se non faccio per bene poi non mi piacerà il risultato, quindi dovrò rassegnarmi e rimboccarmi le maniche.

Inizio a cercare legna per fare la warp board, che quella coi tubi di plastica ho già visto che non mi regge.

Rassegnata.

 

Tecniche di tintura sperimentali.

Sempre alla ricerca di metodi innovativi e di cose nuove da imparare, questa volta mi sono data alla tintura.

Tutto parte da un matassone da circa 600g di alpaca greggia che vorrei far diventare un Doodler

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L’idea è fare il centro con un bianco con puntini colorati fuxia e cobalto ed il bordo esterno + trecciona con un nero antracite vivacizzato da striscioline colorate (fuxia e cobalto, che richiamano i puntini del centro).

Ovviamente non ho mai fatto niente del genere e figurarsi se trovo qualcosa in rete. Quindi mi ingegno.

Anzitutto il matassone enorme va diviso: 200g per il bianco e 400g per il nero, circa.

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Poi va rimatassato on modo da poterlo tingere come voglio io: ovvero una parte molto lunga dello stesso colore di base alternata ad una molto più corta di colore in contrasto, ma ripetuto per due colori.

No, non mi capisco nemmeno io, a rileggermi. Ma meglio di così non lo riesco a dire.

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I due “cornetti” che spuntano in alto dovranno essere uno fuxia ed uno cobalto, in modo che lavorando il filato si alternino.

La teoria ci sta tutta. La pratica è da vedere. Ed infatti lavorando con così piccole quantità e misure di colore dell’ordine del decimo di grammo, è un attimo far cadere un granello in più e sbarellare tutto il colore. Quindi visto che il primo fuxia sembrava quasi nero, il secondo colore invee di cobalto è diventato una seconda prova di fuxia. Ma tanto a me interessava anzitutto vedere se la tecnica fosse valida. Quindi tutto impacchettato ed in microonde per fissare il colore.

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Questa con la carta forno è una mia innovazione, che non l’ho mai vista in giro finora. Ma avevo finito la pellicola… ed alla fine ha funzionato, anche se sarebbe stato meglio aggiungere un paio di giri per chiudere meglio ed evitare che l’acqua evaporasse troppo.

Dopo 3 giri da 2:30 minuti a 800W intervallati da 20/30 minuti di riposo ed aver lasciato freddare il pacchetto ho osato aprirlo per sciacquare via l’eccesso di colore e sorpresa: il rosso/fuxia/viola è diventato più chiaro ed il nero/grigio/antracite più scuro! Vatti a fidare dei colori finchè non li hai fissati…

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Un bel bagnetto con detergente per lana ed un risciacquo finale con aceto, che ci sta sempre bene.

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Poi l’asciugatura forzata sul termosifone, che sono impaziente, dopo un giretto nella centrifuga per insalata.

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Ed il giorno dopo era pronta per essere gomitolata (MAI più i cornetti. MAI più. Gomitolarla è stato atroce)

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e campionata

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Direi che la tecnica funziona e c’è solo da vedere come poter migliorare la cosa dei “cornetti” per non impazzire poi a rigomitolare e sistemare il colore, che dovrebbe andare molto meglio alvorando su quantità e misure più umane e meno da puffo.

😀

Progressi.

Sto adorando la macchina da maglieria. Per quanto vecchia e strausata e con qualche acciacco (una leva rotta che non so a che serve, qualche ago storto, il carrello che ogni tanto si apre… cosine così, di scarsa rilevanza, insomma) se non si vogliono fare cose strane ed elaborate è stravelocissima. In meno di una settimana ed usando solo i ritagli di tempo ho avviato, cucito, lavato ed indossato un maglione che a mano avrei impiegato non meno di un mese a realizzare. Ovviamente è quasi tutto a maglia rasata, ma ha schianto in vita e bordi con punti lace manipolati a mano.

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Ci sono ancora diverse cose da aggiustare, tra cui le spalle e la lunghezza delle maniche, ma per essere ancora un maglione di apprendimento mi ritengo molto soddisfatta.

Soprattutto adoro come è venuto il collo, con un punto operato molto semplice ma di effetto e dalla forma impeccabile.

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Per sagomarlo ho usato le righe accorciate per fare lo “stondo” in basso, poi ho ripreso le maglie lungo i bordi in verticale delle spalle e lavorato il decoro spostando a mano le maglie di un ago sull’ago adiacente ad aghi alterni per tutta la larghezza ottenendo così l’equivalente di un *yo, k2tog* (*gettato, lavora a dritto 2 maglie insieme*), poi 5 righe di maglia rasata e chiusura su filato di scarto. Poi ho ripiegato il bordo verso l’interno lungo la riga di buchini creati dallo *yo, k2tog* e cucito. Et voilà le puntine decorative.

 

Punti manipolati a mano

Dopo aver preso confidenza con i campioni e con avvio,  aumenti diminuzioni e chiusura è ora di sperimentare qualcosa di nuovo e più elaborato.
In rete è pieno di idee e tutorial da cui prendere spunto, basta cercare e provare,  senza lasciarsi intimorire.
Oggi ho provato un paio di bordi,  due avvii (e-wrap e chain, quelli che insegna la Guagliumi nel corso Craftsy che vi ho consigliato un paio di post fa) e qualche manipolazione semplice (treccia).
Credo che il bordo lace lo userò per il prossimo maglione *-*

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Primi passi con la macchina da maglieria

Mi dispiace per chi non lo sopporta, ma per lavorare a macchina il campione è fondamentale.
Contrariamente ai ferri che permettono di controllare con buona approssimazione il lavoro mentre viene creato,  con la macchina da maglieria il tessuto viene sformato anche molto dalla posizione fissa degli aghi e dai pesi che vanno applicati in fondo, quindi l’unico modo per ottenere un capo che abbia le giuste misure è fare un campione, misurare e calcolare.
Anzi,  meglio, servono  i campioni, che uno solo non basta.
Il primo campione serve per capire a che tensione viene meglio lavorato il filo che vogliamo usare e consiste nel lavorarlo a maglia rasata a varie tensioni per poterlo valutare, ovviamente dopo lavaggio ed asciugatura.
Io faccio un rettangolo di maglia rasata largo circa 30 maglie lavorando 30/40 righe per ogni tensione che voglio testare.
Per ricordarmi la tensione uso in trucco che mi hanno insegnato in un gruppo di maglia: un gettato per ogni numero di ferri (in questo caso tensione).
Per fare un gettato con la macchina da maglieria basta spostare una maglia nell’ago adiacente con l’apposito attrezzo di trasferimento.

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Dopo aver lavato e fatto asciugare questo campione scelgo quale tensione preferisco e faccio il campione per le misure con quella tensione.
In questo caso ne ho fatti due perché non sapevo decidermi tra la tensione 1 e la 2.
Il campione per le misure deve farmi contare facilmente ed in fretta il numero di maglie e di righe per poter poi convertire le misure in cm per realizzare i capi.
Inizio con qualche riga fatta con un filo di scarto su 60 maglie (30 da ogni lato dello 0),  poi resetto il contarighe a 000 e passo al filo da testare, lavoro 30 righe, inserisco dei marcapunti (cappi di filo) sul 21° ago da ogni lato dello 0 (40 maglie totali tra i due marcapunti), lavoro altre 30 righe e poi passo di nuovo al filo di scarto per fare altre 10/15 righe e togliere il campione dalla macchina.

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Dopo aver lavato e fatto asciugare i campioni misuro i cm tra i marcapunti e tra le righe fate col filo di scarto e così so subito quanto misurano 40 maglie e 60 righe.  A questo punto basta fare due conti per sapere quante maglie e righe ci sono in 10x10cm e/o quante ce ne servono per avere il nostro capo.

Vi presento la mia nuova amica

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Non so più nemmeno io da quanti anni la desideravo.
A novembre ho trovato una super offerta che non potevo lasciarmi scappare.
E quindi eccola qui: la mia macchina da maglieria Necchi Empisal 360 con doppia frontura (qui ne vedete solo una) e carrello lace.
Finora abbiamo litigato e fatto pace tante volte e adesso mi sento pronta ad iniziare a fare sul serio.
Ma quanto mi piace!
😀

Color code: un aiuto per l’organizzazione

Il color code è una cosa molto semplice: si tratta di attribuire un colore ad ogni categoria di pianificazione per avere un impatto visivo più immediato e facilitare quindi l’organizzazione.
C’è chi usa i colori per stabilire le priorità e chi per argomento,  non ci sono regole fisse, , l’unica cosa importante è che funzioni per chi lo utilizza.
Io suddivido i miei impegni in categorie ed ho assegnato un colore ad ognuna.
Ed ovviamente mi sono fatta un elenco come promemoria,  per essere sicura di non sbagliarmi.

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Voi lo usate?  Come?

Agenda settimanale cipi-2016

Come sempre passo mesi a cercare l’agenda perfetta in rete ed alla fine non trovo mai quello che voglio, quindi finisco per farmela da me. E visto che il lavoro ce l’ho messo, perchè non condividerla? Non è bella, ma è su misura per le mie esigenze.

La cipi-agenda 2016 sarà settimanale, con uno spazio per scandire gli orari della giornata, una to-do-list giornaliera ed una settimanale, spazio dedicato alla pianificazione del menù (pranzo e cena), apposito spazio per le ricorrenze (compleanni, anniversari, etc) ed un minimo di spazio per eventuali note settimanali.

cipiagenda2016

Design sempre minimalista, per non sprecare inchiostro, visto che deve essere prima di tutto utile e che dopo l’uso andrà buttata.

E adesso arriva il difficile: riuscire ad allegarvi un’anteprima ed il .pdf scaricabile gratuitamente. Se non mi riesce al primo tentativo portate pazienza che continuerò a provare finchè non avrò rimediato🙂

– clicca qui per scaricare la cipi-agenda 2016 –

Il file è in formato A4, ma basta modificare le impostazioni della stampante per avere il mio adorato formato A5, impostando stampa pagine multiple (2 per pagina, poi si piega a metà e si fora sul lato aperto) o formato “opuscolo” (si tagliano a metà i fogli lasciandoli esattamente come escono dalla stampante, si chiude il lato destro sopra il sinistro o viceversa e si fora, ma questa opzione credo sia possibile solo con le stampanti fronte/retro).

Se vi piace e/o vi torna utile mi piacerebbe saperlo, nei commenti c’è taaaaaanto spazio😀

Buon 2016!

C’è sempre qualcosa da imparare.

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Le prossime sfide (= cose che voglio imparare a fare):
– tintura in più tempi con mascheratura meccanica (tramite lacci, pieghe e nodi) e sovratintura;
– treccie complesse;
– pratica di bottom up;
– avvio elastico.
E chissà quante altre cose posso imparare ancora mentre lavorerò a questi progetti.

Bee-llo cappello!

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Il pattern è Baa-ble hat, ideato e distribuito gratuitamente in occasione di non ricordo quale fiera del filato,  inviando le partecipanti a farsene uno e ad indossarlo alla fiera.
Il filato è Holst Garn Supersoft messa doppia e lavorata a 23 maglie in 10 cm (tranne il nero che è seta senza nome), che appena lavorato ricorda una carta vetrata piuttosto spessa😀
Dopo il lavaggio è diventato morbido ma ben compatto: ideale per proteggere dal freddo anche con un po’ di vento.
Non vedo l’ora che si asciughi!

Cammello: ed è subito amore.

Per i nerd della lana dico: è meglio della Holst Garn Supersoft.

Per tutti gli altri invece vado a scrivere due righine in più🙂

Questo è cammello baby 2ply (significa 2 fili attorcigliati insieme ed indica anche lo spessore: per un confronto considerate che la lana per calze è una 4ply), sottile, leggermente ruvido e rigido durante la lavorazione, dopo il lavaggio si apre e diventa morbidissimo e leggermente peloso.

Ricorda molto la Holst Garn Supersoft, sia come spessore che come comportamento, ma la morbidezza dopo il lavaggio è nettamente superiore.

Non ho osato sbatterlo in lavatrice ed asciugatrice, però. Scusatemi, ma non ho proprio il coraggio, per ora. Neanche dei campioni che faccio apposta per maltrattarli. Magari tra qualche tempo…

Ha stinto leggermente al primo lavaggio, ma il colore non ne ha risentito.

Ed a proposito del colore, io non riesco proprio a fare foto decenti: in realtà è un bel beige tendente al caramello, piuttosto calda come tonalità.

Per ora ho fatto solo due campioni: singola con i ferri 2,5mm e doppia con i 3,5mm. Ovviamente vale sempre il discorso che ognuna ha la sua mano e voi potreste dover usare altre misure di ferri per ottenere la stessa tensione.

Singola è molto sottile e diventa una piuma, morbida e leggera, ma sempre calda. Forse nel mio campione è ancora un po’ larga come trama e perde in definizione del punto: voglio provare a campionare anche con ferri più piccoli per vedere come va.

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Messa doppia resta più consistente, ma sempre morbidissima, ed ovviamente più calda. A questa tensione ha anche una buona definizione del punto. Penso che possa essere interessante provare con un ferro leggermente più grande.

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Dopo il lavaggio a mano con sapone di Marsiglia, acqua fredda ed una piccola strofinata il campione con la lana messa doppia ha ceduto meno di quello con il filo singolo, ma entrambi si sono gonfiati compattando così la trama.

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Broken seed stitch (punto riso interrotto?) a 2 colori

A volte ottenere texture interessanti è molto più semplice di quanto si pensi.
In questo caso la base è una lavorazione che prevede due colori a righe alterne: 1 riga col colore 1, 1 riga col colore 2 e si ripete a volontà.

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Se a queste righine semplici uniamo un broken seed stitch otteniamo un bellissimo effetto.
Non so come si chiami il punto in italiano,  forse punto riso interrotto,  ma in pratica si tratta di alternare una riga a maglia rasata ad una riga a punto riso.

Lavorando in piano su un numero pari di maglie:
Ferro 1: dritto
Ferro 2: *1rov, 1dir* ripetere da * a *
Ferro 3: dritto
Ferro 4: *1dir, 1rov* ripetere da * a *
Ripetere i ferri da 1 a 4 fino a raggiungere la lunghezza desiderata.

Lavorando in tondo su un numero pari di maglie:
Giro 1: dritto
Giro 2: *1dir, 1rov* ripetere da * a *
Giro 3: dritto
Giro 4: *1dir, 1rov* ripetere da * a *
Ripetere i giri da 1 a 4 fino a raggiungere la lunghezza desiderata.

Ecco come si presenta lavorando i giri pari (quelli che alternano dritto e rovescio come il punto riso) con il filo più scuro: notiamo che il colore che rimane prevalente e fa il “disegno” è quello dei ferri dispari lavorati tutti a dritto

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HOLST GARN

C’era una volta una bambina che seguiva la sua nonnina nel negozio della sua amica per comprare la lana e le piaceva tanto. Poi questa bambina è cresciuta, ha scoperto Ravelry.com ed ha capito che c’è lana e lana, e che ognuna è diversa da lavorare, al tatto, come resa e come reazione al lavaggio. Con l’acrilico era più facile, ma lo sappiamo tutte come ci fa sentire la plastica addosso, quindi la bambina cresciuta si è messa a giocare con la lana (quella vera) per capire meglio come funziona.

In questo caso parliamo di tre filati Holst Garn, che sono di ottima qualità, hanno un’ampia varietà di colori disponibili, una buona resa ed un costo contenuto. Ho scelto i tre filati che maggiormente mi attiravano: Coast, Samarkand e Supersoft, in rigoroso ordine alfabetico. Poi li ho campionati con 4 misure diverse di ferri e li ho maltrattati per vedere cosa succedeva e se qualcuno sopravviveva al trattamento più estremo, misurando e fotografando prima e dopo il trattamento. Ovviamente conoscete bene la mia scarsissima capacità fotografica… se qualcuno vuole regalarmi un corso di fotografia e magari pure una reflex non mi offendo mica😀 Nel frattempo vediamo cosa riusciamo a fare con quello che abbiamo.🙂

campioni coi ferri 2,5 mm
campioni coi ferri 2,5 mm
campioni coi ferri 3 mm
campioni coi ferri 3 mm
campioni coi ferri 3,5 mm
campioni coi ferri 3,5 mm
campioni coi ferri 4 mm
campioni coi ferri 4 mm

Quasi tutti i campioni sembrano inconsistenti appena lavorati, ma col lavaggio avviene la magia e la lana si gonfia rendendo il tessuto più compatto (con la Supersoft soprattutto la differenza è notevole).

Holst Garn dice che tutti e tre i filati si possono lavare in lavatrice con l’apposito programma lana/delicati, io aggiungerei anche di inserirli in un sacchetto a rete di quelli fatti apposta. Non dice niente sull’asciugatrice ma posso confermare che è quella che li ha rovinati, facendo infeltrire la lana anche con l’apposito programma e che quindi va evitata. Ovviamente essendo il lavaggio in lavatrice, per quanto delicato, comunque un terno al lotto, e vista la quantità di lavoro che richiede confezionarsi un capo, il lavaggio a mano è sempre preferibile. Immagino che serva più di un lavaggio a mano per eliminare tutti gli oli di lavorazione e far gonfiare a pieno la lana, visto che col mio unico lavaggio si era gonfiata ancora poco.

Nelle foto qui sotto vedete i campioni appena smontati dai ferri e dopo il lavaggio in lavatrice e l’asciugatura in asciugatrice, senza sacchetti protettivi, con i fili del campione che non avevo tagliato e che si erano tutti aggrovigliati (più maltrattare di così c’era solo la candeggina o il gatto che non ho).

COAST – 55% lana d’agnello merino + 45% cotone – 2ply – circa 700 mt ogni 100 g

campioni Holst Garn COAST prima del lavaggio
campioni Holst Garn COAST prima del lavaggio
campioni Holst Garn COAST dopo il lavaggio
campioni Holst Garn COAST dopo il lavaggio

Dopo il lavaggio cede un pochino e gonfia pochissimo: meglio scegliere un calibro piccolissimo o lavorarla doppia. Forse forse se trattata con cura (senza fili, bottoni, zip, velcro o altro che la faccia impigliare) potrebbe reggere anche l’asciugatrice, gonfiando leggermente la lana e limitando lo smollamento, ma non sono sicura di voler azzardare una prova.🙂

 

SAMARKAND – 75% lana vergine + 25% seta – 2ply – circa 575 mt ogni 100 g

campioni Holst Garn SAMARKAND prima del lavaggio
campioni Holst Garn SAMARKAND prima del lavaggio
campioni Holst Garn SAMARKAND dopo il lavaggio
campioni Holst Garn SAMARKAND dopo il lavaggio

Cede appena dopo il lavaggio a mano, ma l’alta percentuale di lana gonfiandosi compatta la trama rendendo quella che sembrava una rete un tessuto perfetto, addirittura troppo compatto coi calibri più piccoli.

 

SUPERSOFT – 100% lana – 2ply – circa 575 mt ogni 100 g

campioni Holst Garn SUPERSOFT prima del lavaggio
campioni Holst Garn SUPERSOFT prima del lavaggio
campioni Holst Garn SUPERSOFT dopo il lavaggio
campioni Holst Garn SUPERSOFT dopo il lavaggio

La tensione resta quasi invariata, tende a stringere un pochino,  ma la compattezza del tessuto cambia in modo stupefacente, rendendo i campioni lavorati coi calibri più sottili al limite del cartonato, decisamente troppo compatti (e indovinate un po’ da dove mi è venuta questa smania di farmi tutti sti campioni? un maglione per me, 105kg di donna, lavorato con i ferri 2,5 perchè mi restava troppo “a rete” e che dopo il primo lavaggio è diventato di cartone e pure con le maniche corte. E per una volta non lo avevo infeltrito io.)

Vi metto una foto delle misure che ho preso: ricordate che sono indicative e che tirare un po’ di più o un po’ di meno mentre si stende ad asciugare il pezzo può cambiare la tensione, quindi queste servono più come idea di massima che come verità assoluta. E soprattutto ricordatevi che ognuna ha la sua mano e che i calibri che ho usato io non daranno lo stesso risultato a voi. Persino la stessa persona facendo due campioni può avere una tensione leggermente diversa, basta cambiare tipo di ferri o lavorare in tondo piuttosto che in piano o cambiare circonferenza del lavoro o anche solo un diverso umore… insomma, un solo campione non fa media, soprattutto quando le variabili in gioco sono tante, ma può dare un’idea di come potrebbe reagire il filato. Fate sempre il vostro campione e trattatelo come farete col capo finito, prima di avviare il vostro progetto.

tensione dei campioni Holst Garn prima del lavaggio, dopo il lavaggio a mano con leggero bloccaggio e dopo il lavaggio in asciugatrice e l'asciugatura in asciugatrice
tensione dei campioni Holst Garn prima del lavaggio, dopo il lavaggio a mano con leggero bloccaggio e dopo il lavaggio in asciugatrice e l’asciugatura in asciugatrice

Ora non mi resta che usarla per realizzare dei capi ed indossarli, per constatare come si comporta con l’uso reale (che può essere un pelino diverso dal comportamento in forma di campione).

 

 

Con la lana è più facile?

Si accorciano le giornate, si abbassano un po’ le temperature, ricominciano le scuole, e la mamma-knitter fa il cambio di stagione sia all’armadio dei figli che a quello dei filati🙂

Quindi passiamo da cotone, lino e seta (anche se mi dicono che la seta sia equiparabile alla lana ancora non riesco a farmelo entrare in testa e per me resta estiva) alla lana. Che detta così sembra una riduzione della scelta, mentre invece le possibilità aumentano in modo indefinito: merino, blue faced leicester, alpaca, lama, yak, cammello, angora, mohair, cashmere (che non sono mai sicura di come si scriva) e mille altri tipi di lana che non riesco a ricordare. Ogni tipo ha delle caratteristiche peculiari che la rendono diversa dalle altre. Ad esempio l’alpaca è pelosetta e più calda della pecora, la merino è più fine e calda ma meno lucente della blue faced leicester, … e qui si ferma la mia conoscenza, per ora, ma intendo approfondire la questione al più presto.

E dopo aver tirato fuori dall’armadio il super-matassone da 400g di merino che avrei dovuto fare, se non ordinare pure (e finalmente, oserei dire) le tinture apposite per la lana e cominciare a giocare?

il matassone 400g 100% merino
il matassone 400g 100% merino

Avevo pure un buono sconto del 5% guadagnato comprando le tinture per il cotone, potevo mica resistere?

Ecco, appunto. E così dall’inghilterra è arrivato un pacchetto con lo starter kit: colori + fissativo + istruzioni.

Il primo esperimento l’ho voluto fare col nero, perchè avevo letto in giro che è il colore più difficile da ottenere bene, dipende molto dalla marca del colorante, da come è composto, dalla durezza dell’acqua, dal ph e probabilmente pure da qualche congiunzione astrale, e pareva fosse più facile ottenere varie gradazioni di viola o marrone piuttosto che il nero voluto. Ed avevo letto anche che richiede una concentrazione maggiore, fino al doppio degli altri colori, per venire pieno e non sbiadito. Probabilmente ho avuto fortuna e sarà la prima ed unica volta, ma non mi pare venuto niente male.

merino in 4 diverse concentrazioni di nero
merino in 4 diverse concentrazioni di nero

Ho usato solo il colorante nero ed il fissativo del kit con le misure indicate nelle istruzioni, variando solo la concentrazione di colore (DOS – da sinistra a destra 6%, 3%, 1%, 0.5%). Ho messo le matassine lavate in dei barattoli con l’acqua, il colorante ed il fissativo e cotto a bagnomaria per un’ora abbondante, lasciato raffreddare e risciacquato. Fatto.

Come procedimento è più semplice ed immediato del cotone, non richiedendo di essere trattato prima del colore, però richiede più tempo perchè finchè cuoce bisogna prestare attenzione (mentre il cotone lo lasci lì e te ne dimentichi fino al giorno dopo). Quindi non ho ancora deciso se mi rimane più semplice tingere la lana o il cotone, ma non mi sembra un gran problema😀

La differenza tra il nero al 6% e quello al 3% si nota praticamente solo in foto, e solo se prende una certa luce (in questa foto che rispecchia abbastanza i colori reali infatti quasi non si vede) ed il grigio più chiaro è venuto variegato perchè il barattolo che avevo era troppo piccolo e la concentrazione di colore troppo bassa per consentire una colorazione uniforme. Interessante notare come con la stessa misura di barattolo, e quindi la stessa incapacità di movimento, ma una concentrazione di colore del 3% il colore sia invece venuto omogeneo.

Alla fine mi sono tanto entusiasmata che me li sono pure gomitolati ed etichettati, scrivendo a chiare lettere che questo filato è mio. Mio, mio, mio, mmmiooo! il mmmiooo tessssssssorooooo!

caciottine etichettate
caciottine etichettate

 

WIPs – lavori in corso

Attualmente sui ferri:

  • il progetto da borsa, che mi chiedo se riuscirò a terminarlo entro un paio di anni (sciarpina in seta, pattern inventato, brainless);
  • un paio di calzini fair isle con cui fare pratica per la tensione: arrivata a metà del piede del primo calzino mi sono stancata ed ho avviato comunque il progettone grande, come viene viene

    sembrava che quei colori facessero più contrasto. comunque sono pecore.
    sembrava che quei colori facessero più contrasto. comunque sono pecore.
  • un maglione fair isle per me con la Drops Fabel nera (per chi non la conoscesse è lana da calzini, io la lavoro coi ferri 2,5mm e sono sempre una XXL. Masochista, direbbe qualcuno) e la Regia Fluormania regalatami da un’amica che solo per questo meriterebbe di essere mostrata, ma poi quei colori, signora mia, non possiamo mica nasconderli

    la foto non rende giustizia al colore. il nero è più nero (ma va!) ed il fluo più brillante
    la foto non rende giustizia al colore: il flash l’ha ucciso

Bramo il cast on di nuovi progetti, ma poi lo so che mi darebbe noia averne tanti iniziati, quindi resisto e proseguo con questi.

Avessi la stessa forza di volontà anche per il cibo, ci metterei metà del tempo e del filato per sferruzzarmi una maglia, con tanti kg in meno da coprire🙂

Studio di colori col cotone (fiber reactive dyes)

Dopo aver constatato che i colori non seguono proprio precisi precisi la matematica quando li mescoli, ho deciso che era il caso di fare qualche prova e vedere il risultato. Quindi ho reso del cotone, ho fatto tante matassine piccine picciò, due conti, un po’ di pesi e misure, ed ho ottenuto le varie combinazioni dei colori primari “freddi” che avevo con scarti del 10%. Ovvero dal primario puro 100% al colore ottenuto mescolando 90% un primario e 10% di un altro, poi 80% + 20%, 70%+30% e così via. DOS 5% perchè volevo vedere bene il colore e mi serviva bello carico. Cotone e fiber reactive dyes perchè avevo quello in casa, e poi fare tanti piccoli campioncini senza dover cuocere è molto molto molto più facile.

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Il risultato è un bellissimo arcobaleno di colori (ma ammetto di essere di parte, essendo una mia creatura: ogni scarrafone… ) ed un po’ di esperienza in più, che torna sempre utile, prima o poi.

studio di colori

Dal celeste Ciano al giallo Limone, dal giallo Limone al rosso Magenta, dal rosso Magenta al celeste Ciano.

Ora sarebbe interessante esplorare lo spettro di variazioni possibili tra il 100% ed il 90%+10%, visto che visivamente la differenza è tanta.

Aggiornamenti dall’estate

Come ogni anno a luglio-agosto in rete scende un mortorio generale, dovuto presumo al caldo ed alle ferie. E come ogni anno non ne resto immune e anche io mi allontano un po’ da pc e tablet, ed ovviamente di questo il blog risente.

Quest’anno ho avuto voglia di fare progetti veloci e di cercare ispirazioni per iniziare a pensare a progetti ben più grandi ed impegnativi da realizzare forse durante l’inverno o forse mai, chissà.

Il cotone autorigante “anguria” è venuto bene per essere una prima prova, ma con un piccolo grande difetto: la macchia nera per il seme si è allargata a dismisura rendendo sul calzino una cosa informe. Ho già provveduto a cercare informazioni e rimedi per il prossimo tentativo🙂

Anguria psichedelica o anguria ubriaca, a voi la scelta :)
Anguria psichedelica o anguria ubriaca, a voi la scelta🙂

Un’altra prova di tintura, evoluzione dell’ombre che era venuto discretamente bene al primo tentativo, ha previsto un gradient dal ciano al giallo limone. La matematica era perfettamente bilanciata, i colori però reagiscono tra loro in modo un po’ diverso che poco ha a che vedere con le proporzioni numeriche: il passaggio ciano/giallo o giallo/ciano tra 100/0 e 75/25 è molto più accentuato di quello da 75/25 a 50/50 (i numeri indicano le percentuali dell’uno e dell’altro colore mescolate insieme), anche se matematicamente lo scarto è sempre del 25%.

gradient ciano/limone con scarti del 25% in 5 steps
gradient ciano/limone con scarti del 25% in 5 steps

resta comunuqe un bel gradient da vedere, sia in matassa matassa gradient che in torta gradient cake

e rende benissimo anche lavorato: questo è diventato una grocery bag (di cui il piccoletto di casa ha subito reclamato possesso)

dice che è sua, ma che devo fargliene un'altra coi buchi più piccoli, che da questi gli cadono i giochi :D
dice che è sua, ma che devo fargliene un’altra coi buchi più piccoli, che da questi gli cadono i giochi😀

Poi ho consumato un altro po’ dei filati estivi presi con le amiche tacchine facendo una maglietta + bolero con il cotone + lino viola

la foto linka al bolero, la maglietta la trovate qui http://www.ravelry.com/projects/Claudia-cipi/scollo-quadrato
la foto linka al bolero, la maglietta la trovate qui http://www.ravelry.com/projects/Claudia-cipi/scollo-quadrato

ed un top skollacciatissimo con il cotone seta glicine

copiato dal vestito di un'amica, non sarei in grado di rifarlo nemmeno se ci ragionassi per mesi.
copiato dal vestito di un’amica, non sarei in grado di rifarlo nemmeno se ci ragionassi per mesi.

Dopo di che mi sono stancata di progetti lunghi e filati estivi e mi sono buttata sugli scialli. Piccini, ma sempre scialli.

un Golden Orchids con la Aade Long ricevuta allo swap di Forlì
un Golden Orchids con la Aade Long ricevuta allo swap di Forlì
gingko crescent
un Gingko Crescent con la Drops Delight che avevo comprato senza progetto
multnomah
un Multnomah in Drops Alpaca da regalare col cuore❤

Infine un paio di calzini per me, che mi hanno confermato che i filati variegati non mi piacciono ed uccidono eventuali disegni/trame. Però ho finalmente provato l’afterthought heel ed ho scoperto che mi piace molto come rende. Un po’ meno farlo perchè non mi permette di provare il calzino oltre al piede.

o forse che voi vedete bene il mock cable sul dorso e sulla caviglia, e vedete pure che su un piede si intreccia in un verso e nell'altro piede va nell'altro verso? io no. non vedo niente. non senza guardare con attenzione e cercando proprio quel dettaglio.
o forse che voi vedete bene il mock cable sul dorso e sulla caviglia, e vedete pure che su un piede si intreccia in un verso e nell’altro piede va nell’altro verso? io no. non vedo niente. non senza guardare con attenzione e cercando proprio quel dettaglio.

E per finire un maglioncino per il piccolo con la Drops Cotton Merino, che è calda al punto giusto per le mattinate a scuola dove i riscaldamenti sono altissimi, è morbidissima, viaggia bene in lavatrice ed asciugatrice ed ha anche dei bei colori vivaci.

Semplice raglan top down con qualche riga di colore.
Semplice raglan top down con qualche riga di colore.

Ora sui ferri ho un maglioncino sempre in Drops Cotton Merino per il fratellone grande, in rosso con bande grigie, che devo disfare in parte perchè facendo a occhio non mi sono regolata ed è venuto enorme, che potrei quasi indossarlo io, ed il solito progetto da borsa, quello che sta lì ed aspetta che io abbia bisogno di far passare un po’ di tempo per essere lavorato (ora è uno scialletto/sciarpina in seta che se viene carino ci scrivo il pattern, che è semplicissimo).

Per quanto riguarda i progetti, invece, dirò solo che ne ho talmente tanti in testa che non me li ricordo nemmeno io.😀

Buon rientro alla vita di tutti i giorni e buon inizio anno (perchè l’anno, si sa, inizia a settembre quando iniziano le scuole).

Il campione va lavato

Per una serie di motivi:
– molti filati si restringono o smollano dopo il lavaggio,  variando la tensione e quindi la misura del capo;
– alcuni filati si gonfiano o si ammorbidiscono, cambiando la compattezza o la consistenza del lavoro;
– altri stingono, semplicemente;
– in rari casi ho notato una diversa definizione del punto dopo uno o due lavaggi.
E vogliamo scoprire tutto questo solo dopo aver lavorato tutto uno scialle o un maglione?

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Per fortuna non ho per i gioielli la stessa passione che ho per la lana.😀

Warping board fai-da-te

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La warping board credo venga usata in tessitura o filatura, non ho approfondito,  ma è molto utile anche per chi tinge i filati a mano e vuole avere lunghe variazioni di colore, come ad esempio per un filato autirigante (self striping) o per uno sfumato (gradient o ombre).
Per le prime prove sono arrangiata con quello che ho trovato in casa,  ma siccome ci ho preso gusto e vorrei tingere di più, ma non al punto da investirci centinaia di euro solo per l’attrezzatura, ho deciso di provare a farmi qualche attrezzo da me con materiali economici. L’idea della warp board con i tubi in pvc l’ho vista in rete non ricordo dove e me la sto studiando un po’.
Se viene bene poi ve la faccio vedere.

Overdye: tingere un filo colorato

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Questa estate ho disfatto un paio di magliette che mi erano rimaste troppo larghe e non riuscivo più a portare per recuperare il filato.
Il verde mela brillante era un po’ troppo giallo per i miei gusti, però,  così l’ho tinto in un bagno leggero (1% DOS) di ciano per smorzare il “giallume”.
Pare abbia funzionato😀 ( il pezzetto di filo sopra ai gomitoli è il colore originale)
Ora devo decidere cosa farlo diventare.

Scialle in lana 0_0

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Mi erano un po’ venuti a noia i filati estivi ed ho voluto avviare qualcosa in lana.
Sono già pentita.
Troppo caldo e troppo sudore per lavorare lana.
Soprattutto se è ispida come questa. La amo perché frutto di uno swap tra amiche,  ma lavorarla è una tortura :p
Ora sono combattuta tra la smania di finire per non lasciare troppi wips ed il desiderio di rimettete mano a seta, lino e cotone.

Pasta modellabile edibile fatta in casa al microonde

Velocissima e sicura per i bambini.
Appena “sfornata”.

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1 tazza acqua
1 cucchiaio olio
Colorante alimentare
1/3 tazza sale fino
1 tazza farina
2 cucchiaini cremor tartaro

Mescolare bene per evitare grumi e mettere in microonde alla massima potenza 30 secondi alla volta,  mescolando bene tra una volta e l’altra,  finché non raggiunge la giusta consistenza.

In teoria dovrebbe conservarsi qualche mese in contenitore ermetico.

GluGluGlu TaTaTa la Loggia del Tacchino eccola qua

In occasione della Festa di Radio 3 “Arte, cultura e lavoro” che si terrà a Forlì da venerdì 5 a domenica 7 giugno 2015 si palesa in tutta la sua bellezza la Loggia del Tacchino.

Che voi mi chiederete: “che è sta loggia del tacchino? serve per farci il brodo a natale?”
E no, la Loggia del Tacchino è un gruppetto ben nutrito di appassionate di maglia e filati in genere che si è incontrato grazie a Ravelry ed ha coltivato l’amicizia offrendo mutuo soccorso e sostegno in varie situazioni di emergenza, dalla nuova tecnica da affrontare al consiglio di design passando per le crisi da astinenza da acquisto compulsivo di filati.

Nel primo fine settimana di giugno questo bel gruppetto si ritroverà a sferruzzare alla festa di Radio 3 a Forlì. Purtroppo non saremo tutte, ma avremo altre occasioni per incontrarci dal vivo. Nel frattempo abbiamo la rete che ci aiuta a restare in contatto anche grazie al neonato blog della Loggia del Tacchino.

Qualcuno indovina perchè proprio il tacchino?

Senza sbirciare nel blog della loggia, che non vale🙂

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Glu.

L’anguria sta maturando :D

Non ho resistito fino a sera ed oggi a pranzo ho lavato.

Volevo colori vivaci e direi che li ho ottenuti, OK.

Per il variegato invece ci dovrò lavorare su, che mi sono venuti tutti piuttosto omogenei, ma va bene lo stesso, per essere la prima prova.

Il celestino al centro è in realtà un verdino chiarissimo che avrebbe dovuto venire ancora più chiaro, mavabbè, mi accontento.

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Quello che credo resterà un disastro è l’intreccio tra le matasse

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Dovrò praticare ancora molto per fare esperienza ed affinare la tecnica.

Ora manca lo “spot” scuro per fare i semini, che non avendo il nero dovrò provare un mix di tutti i primari, ma servendomene pochissimo non so come potrò fare nè come verrà. Spero che il colore non si spanda troppo… Quasi quasi faccio un’anguria senza semi…

Vi prego di notare il filo con cui ho legato le matasse che ha subito vari procedimenti/esperimenti di tintura ed è rimasto del suo colore originale. A mia nonna l’avevano venduto per cotone, ma a questo punto mi sorge qualche dubbio.

Attesa e speranza

Ieri sera mentre preparavo e dopo cena ho messo a tingere il cotone autorigante, quello che avevo matassato con l’orrido telaietto fatto in casa.

Ora sta riposando e stasera, ma forse anche a pranzo se non resisto, potrò lavarlo e vedere cosa ho combinato.

Sono quasi sicura che il cambio colore sia venuto un pasticcio.  Per il resto penso possa andare bene qualsiasi cosa venga fuori.

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Alla faccia della warp board

Non ho idea di come si chiami in italiano. La warping board (per gli amici warp board) è una specie di telaio con dei bastoncini infilati su cui avvolgere il filo per creare tante matassine unite tra loro al fine di tingerle in colori diversi e creare così un filato autorigante. Cioè, credo che in origine avesse altri usi, visto che cercando “warping board” su zio google vengono fuori tantissimi risultati sulla tessitura, ma a me serve per fare un filato autorigante, anche detto self striping yarn. Perchè le cose semplici, a me, mi annoiano. A me – mi.

Ora fatevi un giro nella sezione “immagini” di google per avere un’idea di come sia fatta prima di tornare a rimirare la mia versione casalinga al risparmio.

No, davvero, fatelo, che il confronto è necessario per capire il misto di ilarità ed orrore che mi ha colto quando ho realizzato la malsana idea che mi è venuta mentre andavo a recuperare il figlio grande a scuola. Che le cose immaginate spesso sono migliori che nella realtà.

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Struttura di recupero con stuzzicadenti attaccati col nastro adesivo per tenere separare le matassine.

Alla fine anche se brutto e storto ha funzionato, per carità, ma resta brutto che non si guarda e buono solo per qualche prova iniziale.

Anzi, devo ricordarmi che un giro misura 76cm, così contando i giri so anche quanti mt di filato corrispondono ad una matassa da 100g (da pesare per verifica) del cotone medio senza fascetta che trovo al mercato (credo sia fingering ma non ho ancora misurato i WPI).

Poi la pausa pranzo è finita ed è rimasto tutto così. Spero di riuscire a tingere entro il fine settimana.

Top viscolino. Azzurro. :D

Questo è l’ultimo.

Per ora😀

Dopo la maglietta ed il vestito, ecco a voi il top in viscolino azzurro.

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Questa volta è un bottom-up, cioè ho iniziato dal fondo salendo su man mano che il lavoro procedeva, ma sempre seamless cioè lavorato in un unico pezzo, senza cuciture (se si esclude il kitchener stitch per chiudere le spalline in modo invisibile).

Avendo 115cm di fianchi e con una tensione di 22 maglie in 10cm, ho avviato 255 punti.

DUECENTOCINQUANTACINQUE

Ho lavorato una variazione del punto feather and fan di cui si trovano miliardi di versioni in rete (il link a quella che ho usato io lo trovate nella scheda ravelry del progetto) e poi via di maglia rasata col cervello spento, che la sera è così tanto rilassante.

Qualche diminuzione sui fianchi per dare un po’ di forma alla vita e qualche aumento solo davanti per fare spazio al seno, che misurandolo ho visto che era venuto bello larghetto e gli aumenti dietro proprio non servivano, anche se lo volevo morbido.

Arrivata all’ascella ho diviso il davanti dal dietro chiudendo 8 maglie sotto ogni braccio e facendo qualche diminuzione a ferri alterni per allargare lo scalfo (si chiama scalfo il buco per le braccia? maniche non ce ne sono ed io non conosco i nomi tecnici… scusate). Dopo solo 1 ferro ho diviso anche le due parti davanti iniziando le diminuzioni (1 tutti i ferri) per lo scollo. Arrivata alla larghezza desiderata ho smesso le diminuzioni e continuato a maglia rasata in piano fino a raggiungere la lunghezza desiderata (sempre misurando, ovviamente).

Qui ho dovuto fare una cosa che non mi piace molto, ovvero contare ed appuntare, per poter ripetere le diminuzioni in modo simmetrico sia tra sinistra e destra del davanti che tra davanti e dietro.

Sul collo dietro ho aggiunto un semplice motivo lace che ho disegnato io in un guizzo di creatività dopo aver fatto impazzire un’amica per cercarmi schemi vari ed eventuali😀

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Ce le vedo solo io le onde, vero?

(e niente, non ce la posso fare ad avere foto decenti: o in bagno con sottofondo e luce pessimi o mosse/inquadrate male e sempre con luce pessima)

Oh, dimenticavo: stavolta i bordi non li ho ripresi perchè li ho lavorati passando le prime due maglie, cosa che li fa arrotolare un pochino in dentro, ma poco, e restare esteticamente gradevoli così come sono ed abbastanza rigidi da farmi aspettare a fare la filza, che magari tengono bene così come sono.

E’ bello avere amiche di maglia che mi insegnano, oltre a supportarmi. Mi sento molto fortunata.

ARGH. Qualcuno mi accenda una lampadina, please.

Voglio assolutamente provare a tingermi del filato autorigante color… anguria!

Come questi watermelon selfstriping yarn

Credo di aver capito come fare, ma il problema vero, ora, è riuscire a trovare il modo di costruirmi un accricco per fare le matassine senza spendere un centesimo.

Warping board, la chiamano. E pare sia usata per la tessitura, ma non ci ho capito molto.

Ho anche una mezza idea di come poterla fare, ma non senza spendere niente.

Magari stanotte mi viene l’illuminazione mentre ritaglio stelline argentate e cerco di non incastrarmi dentro gli origami per fare i cappellini da muratore (costumi per la recita dell’asilo, non voglio parlarne, non ora, che c’ho l’ansia).

Finito il mio primo vestito ai ferri! Ed altro ancora in viscolino. Poi basta, però.

Questo filato è fantastico, leggero, liscio, scivoloso e con un colore stupendo, ma per la miseria, dopo 1 maglietta, 1 canotta ed 1 vestito inizia a venirmi a noia. Quindi gli ultimi 2 gomitoli e mezzo (circa) li lascio un attimino in stash, che tanto non mi bastano per farmi nient’altro e così lucido mi pare poco maschile, quindi inadatto per i miei pargoli.

Dunque, dicevo, la maglietta ve l’ho già fatta vedere qui.

Il vestito ve lo avevo fatto vedere a metà qui.

Ecco come è venuto

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Vi prego di perdonare la foto pessima e la location di dubbio gusto, ma questo è l’unico specchio che ho e non ho fotografi a disposizione, per cui mi arrangio come posso, e per far vedere la lunghezza del vestito non sono riuscita a tagliare via i dettagli meno gradevoli dello sfondo. Pure la luce è pessima, ma in confronto al resto nemmeno si nota, vero?

E’ un top-down con scollo tondo, fatto avviando tutte insieme le maglie del collo e facendo poi qualche ferro accorciato sul dietro per sagomarlo un po’.

Per la spalla ho scelto il metodo contiguous che prevede 4 aumenti ogni giro, prima tutti sulla spalla in alto e poi tutti sulla manica (fino ad una certa altezza da valutare ad occhio poi si diradano a giri alterni).

Sulla metà davanti del corpo ho lavorato un mock cable, che credo si traduca come finta treccia o qualcosa di simile, che è una versione molto semplificata della treccia che non prevede l’uso di ferri ausiliari per sospendere le maglie e per questo deve essere piccina, altrimenti i punti non si riescono ad intrecciare sui ferri senza un aiuto esterno. NOTA: questo tipo di lavorazione rende il tessuto più compatto rispetto alla maglia rasata, per cui a parità di numero di maglie risulta una larghezza inferiore ed un drappeggio quasi inesistente. Infatti se guardate il collo resta quasi dritto, mentre avrebbe dovuto scendere tondeggiante per il peso del vestito come in Pelna, ad esempio. Visto che il risultato non mi dispiace potrei anche dire di averlo fatto apposta, ma sarebbe una menzogna.

La metà posteriore è tutta a maglia rasata ad eccezione di qualche riga a coste 2/2 all’altezza della vita, fatta a mo’ di cintura tutta intorno e facendo combaciare le coste davanti con le coste del mock cable.

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Per la gonna ho mollato un attimo il mio solito metodo sperimentale ed ho ceduto ai calcoli per decidere ogni quanti ferri fare i 6 aumenti piazzati lungo la circonferenza (2 davanti, 2 dietro, 1 per ogni fianco. tutti circa equidistanti): dopo tanto lavoro non mi andava di rischiare e dover disfare, iniziavo a fremere per vedere il risultato finito, e quindi consigliata dalle mie sagge amiche di maglia mi sono data alla matematica. Poca, a dire il vero, ma fondamentale.

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I bordi sono tutti rifiniti con i-cord bind off, che ho sbagliato, ma non importa. Per il collo ovviamente ho prima ripreso le maglie, lavorato un giro al dritto e poi fatto la chiusura.

La mia versione prevede: avvio di 2 maglie a nuovo con filo di scarto, *k2, k2tog, slip all stitches back on left needle, rep. from * until there are only 3 sts left on the needle then rip off the CO waste yarn and sew in kitchener stitch.

Per tradurlo in italiano dovrete aspettare che mi prenda qualche altro caffè, però. Che sono talmente abituata a leggere schemi in inglese che quello mi viene naturale, mentre per l’italiano “magliese” mi devo impegnare.

In pratica leggendo di fretta le istruzioni ho tralasciato di fare i k2tog sul back loop. E’ venuto un po’ lace e si arriccia un pochino, ma fa niente. Anche questo posso sempre dire di averlo fatto apposta😀

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Visto che mi sono dilungata, per il top faccio un altro post.

Poi prometto che per un po’ smetto con l’azzurro.

(mi piace vincere facile: ho già sui ferri un progetto viola😀 )

Cotone sfumato: ho provato due tecniche e sono soddisfatta di entrambe.

Prima prova di tintura sfumata con variazioni di intensità del colore. Detto anche “ombre” o “gradient”, che ancora non ho capito la differenza.

Partiamo dal cotone bianco: 100% cotone con non so quale trattamento (in bancarella già è tanto se mi sanno dire la composizione)

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Primo metodo: variazione di gradazione della tintura

Dividiamo il filo in matassine ed andiamo ad immergene ognuna in un contenitore con la tinta, che ovviamente sarà in varie gradazioni di intensità.

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Se avessi fatto un po’ più attenzione a muovere il filo e farlo impregnare per bene anche nei passaggi da un bicchierino all’altro non avrei avuto quelle macchie bianche così tanto antiestetiche (è tutta esperienza per le prossime volte, per carità, ma quanto sono brutte).

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Visto che roba?

Non ci credevo nemmeno io e continuavo a rimirarmelo e fotografarlo😀

Ed anche in matassa fa il suo porco effetto

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Prego notare come il rosso-ciliegia nella versione più “sbiadita” diventi quasi fucsia, nonostante le proporzioni di magenta e giallo limone fossero le stesse identiche per tutte le gradazioni (ho fatto una soluzione unica di colore che poi ho diluito in proporzioni variabili allungandola con acqua, quindi sono certa che le proporzioni tra i colori siano le stesse). Potere del magenta e mistero della mistura del colore.

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Secondo metodo: variazione dei tempi di immersione

Un’altra tecnica per ottenere le sfumature sfrutta invece diversi tempi di immersione in uno stesso bagno di colore: dividiamo sempre il filo in matassine, mettiamo il colore in una ciotola ed immergiamo una matassina alla volta, facendo passare 10 minuti tra una matassina e la successiva.

Dopo 17 matassine e quasi 3 ore (compresa la preparazione del colore per cui ho ancora qualche difficoltà) ho ottenuto questo

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Che dal vivo si vede meglio la sfumatura, ma in foto non c’e stato verso di farla venire (le fotocamere digitali sono una figata, ma quella del cellulare ha qualche limitazione e la mia incapacità nell’uso fa il resto).

Non ho capito se il colore è venuto sbiadito perchè ho messo troppa acqua (le tinte per cotone si legano anche all’acqua, contrariamente a quelle per lana. ovviamente io l’ho scoperto dopo), perchè ho lasciato relativamente poco tempo (le istruzioni dicono che 2 ore bastano, ma il bagno era scuro quasi nero, quindi qualcosa non ha funzionato), perchè non era sufficientemente caldo o che ne so per quale altro motivo. Dovrò continuare a studiare e sperimentare.

In matassa forse si nota un pochino meglio

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Come primi esperimenti mi ritengo completamente soddisfatta ed ho tutte le intenzioni di continuare.

Magari con quantità un pochino superiori ai 50g della prova😀

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Fuori uno, sotto un altro.

Appena finita la maglietta a sprone tondo ho subito avviato una nuova maglietta, sempre top-down, sempre col viscolino azzurro di cui mi sono innamorata e che ho comprato in quantità industriali temendo non mi bastasse, ma che si è rivelato tremendamente leggero (= tanti metri in ogni gomitolo = tanta resa = ne ho comprato per un vestito o due magliette e di magliette ce ne vengono almeno 4).

Fin dall’inizio non ero sicura se volessi una maglietta o una tunica, l’unica cosa che sapevo era che la volevo con scollo tondo, spalla contiguous, lavorata sul davanti ma liscia dietro e magari un po’ svasata in fondo, maniche corte e bordi icord.

Con queste caratteristiche in mente ho girato un po’ la rete e soprattutto ravlery ed ho trovato l’ispirazione perfetta: Alice in Wonderland

Così con un’immagine in testa è diventato più facile progettare una bozza di massima da cui partire per proseguire poi col metodo emipirco del top-down secondo l’ideatrice Barbara G. Walker, che è uno dei motivi per cui preferisco le costruzioni top-down alle bottom-up (dall’altro in basso piuttosto che dal basso verso l’alto).

Vi faccio vedere la mia bozza di progetto, dove mi segno i punti base che ho stabilito per il capo, la tensione del filato che sto usando, qualche misura che mi servirà (qui ad esempio la circonferenza che dovrà avere lo scollo) ed un abbozzo di istruzioni se mai mi venisse in mente di tirarne fuori uno schema o una ricetta o anche solo qualche appunto da mettere nelle note per guidare chi volesse prendere spunto.

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Dopo il primo avvio ho disfatto e riavviato con una decina di maglie in più perchè era troppo accollato, quindi non tenete in conto i numeri che vedete scritti sul foglio.

Ho lasciato 4 maglie per la spalla contiguous, per il metodo di costruzione vi rimando alla fonte, che è meglio: istruzioni scaricabili anche in italiano direttamente dall’ideatrice del metodo Susie Meyers.

Sul dietro ho fatto qualche ferro accorciato per dare maggiore altezza al collo ed ho lavorato la metà dietro a maglia rasata e la metà davanti con una finta treccia (mock cable).

Arrivata alla divisione delle maniche ho fatto qualche aumento solo sul davanti ogni 4 ferri per dare spazio al seno (ho imparato dall’errore fatto con la precedente maglietta) ed arrivata sotto al seno ho fatto delle diminuzioni per tornare ad una larghezza più giusta, che volevo fosse piuttosto aderente. Non ho fatto ferri accorciati sotto al seno perchè non sapevo come sistemare il mock cable e questo mi è costato una brutta vestibilità nella parte lombare ed una fascia di “cintura” con altezza diversa davanti e dietro. Altro errore da cui imparare per la prossima volta. Al termine del progetto farò un riassunto di tutti gli sbagli da cui trarre insegnamento.

All’altezza della vita ho interrotto il mock cable e fatto qualche giro di coste 2/2 per dividere il sopra dal sotto e spezzare la monotonia della maglia rasata sul dietro, come una finta cintura.

Poi ho proseguito aumentando velocemente per raggiungere l’ampiezza dei fianchi, perchè a questo punto ho deciso che la maglietta/tunica diventerà un vestito. Il mio primo vestito fatto ai ferri.

Nelle foto potete vedere le lifelines ancora inserite di quando ho provato il capo. In realtà l’ho provato molte più volte solo che sono sfaticata e non sempre l’ho tolto dai cavi, ma già così potete avere un’idea di come funzioni un top-down, se non l’avete mai fatto: va provato un’infinità di volte per poterselo costruire addosso. Ed è proprio questo che gli permette di vestire alla perfezione, se fatto per bene (e non a caso come faccio io, per capirci).

Qui vedete il mock cable. Male perchè il flash uccide le trecce ed il fotografo era un po’ svogliato, ma bisogna anche prendere quel che passa il convento, no?🙂

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Una vista da dietro per vedere il difetto nella zona lombare: se avessi fatto il bust shaping come si deve questo non sarebbe probabilmente successo. Ora spero nello scivolamento che gli daranno il peso della gonna e la sottoveste di raso al posto del pigiama di cotone delle prove.

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E di fianco vedete meglio la costruzione, col mock cable davanti, la maglia rasata dietro e la “cinta” a coste 2/2 tutto intorno per spezzare.

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Ora devo scegliere come fare la gonna. Di sicuro non la voglio aderente nè troppo ampia. Vediamo se riesco a trovare il giusto ritmo di aumenti per avere la mia via di mezzo.

🙂

Sbagliando si impara.

Ho finito (da tempo, ma solo ora riesco ad aggiornare il blog) la maglietta top-down a sprone tondo in viscolino.

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Notate come si vede ogni singolo punto di aumento?

Questo perchè il viscolino ha un’ottima definizione del punto, che è perfetta per motivi lace o trecce, ma non permette di nascondere aumenti e diminuzioni. La medaglia ha sempre due facce.🙂

E questo è quello che succede quando sul dietro ci sono troppe maglie perchè la furbona di turno ha fatto tutto più ampio per evitare di dare la forma al seno, ma avendo un davanzale piuttosto ampio ne è risultato che per le spalle la gobba che principia non sia tuttavia sufficiente a riempire l’abbondanza di tessuto. Da qui le orribili pieghe.

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Quindi, per la prossima volta:

– fare sempre un campione lavorato in modo da capire cosa si può nascondere o evidenziare e poter così studiare meglio dove e come fare aumenti e diminuzioni;

– rassegnarsi a fare un minimo di bust shaping o iniziare ad informarsi per una mastoplastica riduttiva. O trovare una soluzione alternativa per non avere troppa maglia dietro. No, farmi crescere la gobba non è una soluzione ottimale.

Gli errori di per se’ non sono un male, purchè servano come spunto per migliorare.

La prossima volta andrà meglio.

🙂

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Aggiungo il tag “pasquakal” perchè questa maglietta partecipa ad un KAL del gruppo ravelry Kal from Italy che si propone di usare filati “lussuosi”. Ecco il link -click-.

Lo sprone tondo top down

Appurato che si tratta di mantenere la proporzione di 4 aumenti ogni giro resta da scegliere ogni quanti ferri fare gli aumenti e poi distribuirli in modo uniforme lungo il giro.

Utilissimi i marcapunti, ovviamente, che posizionati al primo giro ad intervalli regolari permettono di non dover stare a contare in continuazione e riducono il rischio di errore/svista/dimenticanza.

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Dalla foto si nota bene la riga lungo la quale ho fatto gli aumenti (il viscolino è impietoso, ha una definizione del punto ottima e questo rende visibile qualsiasi tipo di aumento/diminuzione).

Per questo esperimento ho avviato 160 maglie (calcolate prendendo la misura dello scollo che volevo col metro da sarta e facendo la proporzione col campione), chiuso subito in tondo e proseguito per tutto lo sprone con 20 aumenti ogni 5 giri.

Tutto a maglia rasata tranne quei 5 giri a rovescio per spezzare un po’ la monotonia. Li vedete, no?

NB: non fate caso alle date di pubblicazione. Sto aggiornando con qualche arretrato: non sono così veloce a lavorare ai ferri🙂

Vi chiedete ancora a cosa serve fare il campione e lavarlo?

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Da sinistra a destra: misura ferri, tensione appena lavorato, tensione dopo lavaggio a mano e leggero bloccaggio, tensione dopo lavaggio in lavatrice ed asciugatura in asciugatrice.

Considerate che ho un giro torace di 113cm. Con una tensione a 22 maglie in 10cm sono 248 maglie. Che a 23 maglie in 10 cm vengono 107,8cm. 5cm in meno. Capite che la differenza non è poca e che se facessi una maglia che mi sta giusta appena smontata dai ferri, dopo il lavaggio mi troverei con una maglia di non so quante taglie più piccola in cui non riuscirei ad entrare (o almeno non senza risultare ridicola o somigliare ad un insaccato).

“Perdere” un paio di ore prima a fare campioni, lavarli e misurarli evita di sprecare giorni a lavorare per poi trovarsi con capi immettibili.

Filati estivi: tanto per cominciare

Arriva la primavera (forse) ed a me viene voglia di buttarmi sui filati estivi: cotone, lino, seta, viscosa. Se avete altre idee sono ben accette.

Siccome poi ho delle amiche fantastiche (sono piuttosto selettiva) mi è capitata l’occasione di approvvigionarmi di ottimo filato a prezzo più che ottimo e che fai, non approfitti? Peccato il conto in banca non sia infinito come il mio desiderio di filato…

Comunque per questa volta mi sono regalata un po’ di lusso:

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– una rocca di cotone e seta lilla, 500g, che dovrebbe bastarmi per una bella maglietta, forse anche una tunica.

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– 1,6kg di lino e viscosa azzurro lucente e morbidissimo. L’idea era di farci un vestitino, ma mi sa che è troppo pesante, quindi staremo a vedere. Al peggio saranno 2/3 magliette.

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– 1,2 kg di lino e cotone viola opaco. Lui da grande vuole essere una maglietta/tunica.

Come sempre maggiori dettagli sul filato ed il link alle pagine progetto li trovate nel mio ravelry, se siete curiose/i.

E con questi credo che sarò apposto fino al prossimo autunno🙂

Non poteva mancare qualche gomitolino di lana + acrilico per fare calze. Quella ci sta sempre bene.

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Torta rossa.

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INGREDIENTI PER LA TORTA
– 5 uova intere
– 150 g zucchero semolato
– 150 g farina 00
– 1 cucchiaio cacao amaro in polvere
– 1 cucchiaino colorante alimentare in polvere rosso
PROCEDIMENTO
Sbattere insieme uova, zucchero, cacao e colorante finché non sono ben montate con lo sbattitore elettrico.
Aggiungere la farina setacciata poca alla volta mescolando delicatamente dal basso verso l’alto con un cucchiaio di legno per non smontare l’impasto.
Versare in uno stampo rotondo da 24cm (io uso quelli in silicone, se usate altri materiali ricordatevi di imburrare ed infarinare prima) e mettere in forno caldo statico a 180° per 25/30 minuti circa.
Lasciare raffreddare bene e poi farcire a piacere.

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INGREDIENTI FARCIA
– 250 ml panna da montare già zuccherata
– 50/100g cioccolato al latte (chi non ha un po’ di uova di Pasqua da smaltire?)
PROCEDIMENTO
Montare la panna.
Sciogliere la cioccolata 1 minuto in microonde al massimo della potenza o a bagnomaria.
Mescolare insieme panna e cioccolata fusa.
Farcire la torta.

Per la farcia in mezzo ho usato cioccolato al latte,  per quella a copertura sopra cioccolato bianco.
La cialda solo poggiata sopra che poi con l’umido della panna si ammorbidisce e qualche pezzetto di cioccolata per decorare.

La voleva rossa con la panna bianca. Accontentato.🙂

Prove di tintura del cotone

Per queste prove ho usato una confezione di coloreria italiana color cioccolato per cotone, quelle che andrebbero in lavatrice. Io invece ho messo tutto in ammollo in un pentolone, con acqua, sale e le due vaschette di colore e fissativo della coloreria. Poi ho aggiunto del cotone spesso bianco-lilla in matasse e del cotone di riciclo bianco sporco (perchè coi lavaggi era ingrigito) a gomitolo. Che voi mi chiederete: e perchè mai a gomitolo, che il colore non entra? Ma proprio per questo, perchè la difficoltà che il colore incontra nel penetrare il gomitolo avrebbe dovuto darmi un filato “ombre”, sfumato, a partire dalla parte più esterna a contatto diretto col colore fino al bianco o quasi che sarebbe rimasto all’interno. Ecco i risultati: 16557758883_1fd4b066b0_z Il gomitolo di cotone era molto stretto, immagino che con la lana renda meglio perchè rimane più soffice ed il colore ha modo di insinuarsi più facilmente, evidando o almeno riducendo le macchie di “scolorito” che mi sono rimaste. Il gradient comunque per sommi capi pare riuscito e l’esperimento potrebbe essere ripetibile, magari con l’accorgimento di lasciare il gomitolo meno stretto, anche se non saprei come fare. Ora sono curiosa di vedere come viene lavorato. 17080437741_b62e186882_z Il cotone in matasse invece si è colorato molto meglio ed in modo più uniforme, anche se nei punti in cui era legato, anche se la legatura era morbidissima, è rimasta qualche macchia in cui il colore non ha preso. Considerando che il colore di partenza era un bianco/violetto che avevo provato a tingere di rosso senza successo (vedete l’ultima foto di questo post)

Nello stesso pentolone avevo immerso anche le due lane miste acrilico che avevo tinto in precedenza col caffè, sempre a gomitoli per dare un effetto gradient, ma pare che il colore non le abbia minimamente intaccate. Forse appena appena più scurette all’esterno, ma poca cosa, da non meritare nemmeno una foto. A riprova del fatto che ogni tipo di filato vuole il suo tipo di colorante e non tutto va bene per tutto. E dei gomitoli di cotone rosa. Anche loro non hanno preso quasi per niente il colore. Evidentemente il fatto di essere già colorati e trattati ha fatto da filtro ed impedito la colorazione. Tutta esperienza🙂 PS: Ho ceduto e mi sono regalata un kit di colori primari di colorante con ottime recensioni per il cotone e le fibre a base di cellulosa. Spero che arrivi presto che ho giusto un po’ di gomitoli di cotone beige da ravvivare😀

Pianificazione menù settimanale – pdf da scaricare e stampare gratis

Sull’estetica ci lavorerò.

Per ora mi serviva qualcosa di utile per pianificare i pasti settimanali, in modo da poter programmare la spesa e le cose da fare in anticipo (come ad esempio mettere in ammollo i legumi la sera prima, che mi dimentico sempre).

Colazione e spuntini in genere sono sempre gli stessi, quindi mi rimane più comodo ed immediato lasciare lo schema settimanale solo per pranzi e cene.

Formato A4 orizzontale, bianco e nero.

Versione da compilare con righe:

MENU PLAN
weekly menu plan – organizzazione menu settimanale da complilare con righe

– click qui per scaricare –

Versione da compilare senza righe:

weekly menu plan - versione bianca, senza righe
weekly menu plan – versione bianca, senza righe

– click qui per scaricare –

Ed un piccolo extra: il mio planning settimanale, se volete prendere spunto.

ATTENZIONE: questa è la dieta che mi ha dato il mio medico, ponderata su di me e sulle mie esigenze. Sentitevi liberi di prenderla come spunto, ma ricordatevi che non può in nessun caso sostituire il consulto con uno specialista in nutrizione e che non ho nessuna responsabilità per come la userete.

weekly menu plan  compilato per prendere spunto
weekly menu plan compilato per prendere spunto

– click qui per scaricare –

Ops, I did it again!

Di nuovo mentre mi sto già incasinando l’esistenza con una (o due) nuova passione, ecco che mi viene un desiderio improvviso ed irrefrenabile di provare qualcos’altro di nuovo.

Quindi alle passioni già accennate (tintura e cucito) si aggiunge la nuova fissa del momento: design. Schemi per lavori ai ferri, per la precisione.

Qualcuno mi fermi!

O mi consigli testi validi da studiare per lo sviluppo taglie, che sto impazzendo.

Grazie.

Ovviamente poi di tutto scriverò un pochino quando avrò le idee un po’ più chiare, che adesso sono talmente confusa che non mi sembra il caso.

Caffeina

caffeinomane – chi non può fare a meno del caffè o tende ad abusarne (spesso con valore scherzoso) – fonte garzantilinguistica.it

Credo di essere a buon punto sulla strada verso la dipendenza da caffeina.

Ho usato caffè pure per tingere la lana😀

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Su filato già colorato non ha preso molto, ma ha uniformato i colori presenti. Ora finalmente è meno rosa/verde e così potrei anche portarlo.

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Su filato bianco è andata molto meglio, anche se l’avrei voluto più intenso, ma per questo c’è solo da provare e riprovare e riprovare ancora finchè non raggiungo il risultato voluto.

Nuove passioni

passióne s. f. [dal lat. tardo passioonis, der. di passus, part. pass. di pati «patire, soffrire»]. – In senso generico, e in rapporto al sign. fondamentale del verbo lat. pati (v. patire1), il termine passione si contrappone direttamente ad azione, e indica perciò la condizione di passività da parte del soggetto, che si trova sottoposto a un’azione o impressione esterna e ne subisce l’effetto sia nel fisico sia nell’animo.

a. Nell’uso com., sentimento intenso e violento (per lo più di attrazione o repulsione verso un oggetto o una persona), che può turbare l’equilibrio psichico e le capacità di discernimento e di controllo

– fonte treccani.it

In preda al delirio della passione (vedi definizione sopra citata) per ora vi dico solo due parole: tintura e cucito.

Finchè non sarà un po’ scemata i miei neuroni non sono in grado di esprimere concetti più complessi.

Comunico a gesti (gestacci, per lo più) e grugniti, in pratica.

E studio.

E’ primaveraaaaaa svegliatevi bambineeeeeeee

Torna un po’ di sole, qualche ora di luce in più, un timido raggio che scalda il viso nella solita attesa/lotta-tra-mamme davanti a scuola, ed ecco che torna anche il desiderio di fare, di organizzare, progettare, realizzare.

Se non si fosse capito, tra le altre cose sono *anche* meteopatica.

Che culo, eh?

Quindi, con questo bel sole che promette primavera a breve, ecco una piccolissima lista dei desideri:

– sistemare il cortile e ricavarci un piccolo orticello (perennemente in ombra, solo 2 ore di luce al giorno non sono sufficienti, ma troverò qualcosa);

– sistemare casa (ho mollato la challenge delle 14 settimane di ABFOL ed è sempre più un caos: “decluttering” sarà il mio mantra);

– realizzare tante cosine ai ferri (e per questo tra test, kal e deliri di onnipotenza dovrebbe riuscirmi, anche se in estate col caldo la produzione mi cala parecchio);

– dedicare più tempo ai figli;

– autoprodurre il più possibile;

– tingere lana, cotone ed acrilico;

– ideare e scrivere nuovi pattern ai ferri;

– ….

forse è il caso che mi fermo qui, che già ce n’è abbastanza per questa estate e la prossima e quella successiva o forse anche altre 3 o 4 a venire.

Ce la faranno i nostri eroi?

Ho accettato una nuova sfida. Che mi mancavano un po’ di cose da fare.

Mentre procedo con un maglione pesantissimo per me (quello che mi serve per buttare giù due appunti per l’Amica) e mi chiedo se/quando riprenderò in mano il maglione in cotton merino (ormai mi sa con la primavera), ho accettato un impegno alla cieca per dei test ancora non meglio identificati ed un test per un maglione che mi piace tantissimo, per cui ho comprato giusto ieri il filato adatto (comprato, campionato, misurato e lavato, ma ancora da fotografare e mettere in stash su ravelry) ed ho deciso che voglio provare a seguire la sfida di a bowl full of lemons per sistemare la casa in 14 settimane. La prima l’ho già saltata e la devo recuperare, perchè ho scoperto la challenge solo alla seconda settimana, ma per la seconda sono già a buon punto (tag #abfolorganizechallenge, ufficiale anche su Instagram per tutte le followers della sfida).

Nurmilintu: scialletto/sciarpa semplice e veloce

Vi presento il KAL di Natale 2014 con le amiche di KAL from Italy (su Ravelry): uno scialletto/sciarpa tutto a maglia legaccio (quindi tutti i ferri lavorati a dritto) con un pizzico di lace. Facile e veloce. Perfetto per il relax postprandiale dopo 3 piatti di cappelletti e il lesso e il fritto e il dolce, caffè, ammazzacaffè, non c’è più spazio ma un posticino per torrone e panettone si trovano sempre.🙂

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Ora lo devo bloccare, ma già così mi piace molto.
La lana è una mai sentita prima che ho trovato al mercato e di cui mi sono innamorata a prima vista, sottilissima, per il lavoro a macchina, ma a noi non ci spaventa niente e l’ho lavorata doppia🙂

Mi piace molto anche il nuovo bind off che ho imparato: avvio 2 maglie e ne chiudo 5.

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aprile 2014: aggiungo un paio di foto del Nurmilintu dopo il bloccaggio

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Cardigan in due giorni. C’è il trucco.

Volete sapere qual’è il trucco per finire un cardigan in due giorni? Fare una taglia piccola per un bimbo di 3 anni (anche se veste 5 anni), usare filato spesso (ferri 5mm) e rubare qualche ora al sonno ed alle faccende di casa, che tanto non scappano.

Oh, ed avere una scorta di bottoni che nemmeno in 10 vite si potrebbero usare tutti😀

20150105_143057Top down raglan: misurato campione e coppino, il resto delle misure è empirico e dato dalla prova del capo mentre lo si lavora, motivo per cui adoro il top down. Certo se il modello collaborasse non verrebbero maniche corte e busto lungo a metà coscia, magari…😀
L’ha voluto uguale agli altri due che ha, sono riuscita a modificare a malapena qualche piccolo dettaglio.
Amore di mamma sua, testardo come me❤

Il filato è un Cascade 220 che avevo in stash da pochi mesi, frutto di un acquisto impulsivo.

Le Amiche.

I discorsi smielati strappalacrime non fanno per me, quindi eviterò di lanciarmi nel campo minato di un tentativo di descrizione di cosa sia l’amicizia (e l’Amicizia, che non sono proprio la stessa cosa) per me.
Ma se un’Amica chiede,  fosse anche solo per scherzo,  mi resta un tarlo finché non l’ho in qualche modo accontentata. 
Ora, siamo onesti: sono maniacale ed avida di informazioni sugli argomenti che mi interessano,  quindi sono riuscita ad avere discrete conoscenze in campo maglistico anche prima di aver acquistato i libri che ne parlano,  ma da qui a pensare di poter scrivere un libro mio ce ne corre. E molto.
Lo so che gli occhi dell’affetto e qualche termine tecnico possono trarre in inganno,  ma cara Amica mia fidati quando ti dico che non sono in grado.
Vero che molte persone non si pongono il problema e pubblicano senza vergogna qualsiasi cosa (ho visto schemi che voi umani… ma non chiedetemi di più: ho rimosso nomi e dettagli dalla memoria), ma io non sono quel tipo di persona. Quindi ho pensato che raccogliere qui qualche appunto e riflessione potesse essere un valido compromesso. Magari con un apposito Tag per facilitare la consultazione senza perdersi tra planner e sproloqui vari.
Quindi ora,  mentre campiono un nuovo filato anonimo da bancarella di cui non ricordo nemmeno la composizione (è 60/40, ma non ricordo se fosse 60% lana o acrilico), penserò ad un Tag che meriti.
Grazie Amica per la fiducia. Un po’ meno per il nuovo tarlo😀

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 17.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 6 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Allenamento. Non c’è altra soluzione.

Tra pochi giorni potrò finalmente mostrarvi l’ultimo test che ho fatto, che è stato il mio primo lavoro fair isle (quelle cose stupenderrime con i fili di più colori che si alternano a formare un disegno). E come prima prova è venuta anche bene. Ma era la prima, e quindi il difettuccio me l’aspettavo.

Nello specifico mi è venuto troppo tirato ed ora dovrei disfare parte del collo per modificarlo, per “metterci una pezza”.

Mi prende male solo a pensarci.

Nel frattempo, però, ho deciso che era il caso di allenarmi un pochino ed ho approfittato di un periodo di stanca knittarola (non mi entusiasma nessun progetto di sferruzzo, starò male?) per inventarmi un lavoretto semplice e veloce che mi permettesse di non avere wips infiniti in giro per casa e di fare pratica con la tecnica del fair isle.

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E dopo aver avviato 3 volte senza riuscire ad evitare il moebius ho anche deciso che voglio fare pratica nelle cuciture e quindi rivisto il progetto a pezzi per essere cucito.

Dovrebbe venire un tissue box cover, un vestitino per la scatola dei fazzoletti/veline, ma ho come l’impressione che il campione fatto 2 anni fa non sia più veritiero perchè nonostante la tensione del fair isle stavolta mi paia pressappoco corretta (i fili sul retro non sono più tirati a strozzo) i pezzi realizzati dopo miliardi di conti mi sembrano tanto piccini…

Organizzazione: facciamo il punto.

Trovo molto difficile imparare ad organizzarmi dopo 30 e passa anni da disorganizzata.

Studio, esploro, provo, valuto, cambio idea, progetto, disfo e ricomincio da capo.

Sembra un percorso senza fine. E probabilmente è anche giusto che sia così, solo che magari andando avanti diverrà un po’ più semplice.

Per ora è il caos.

Quindi, un attimo di stop per fare il punto della situazione e decidere come proseguire mi ci vuole proprio.


 

AGENDA personalizzata settimanale A5

Questa va alla grande, quindi ho fatto la nuova versione 2015 e un paio di varianti (colore e font, niente di che), l’ho anche già stampata e rilegata coi dischi jumbo per fare spazio nell’agenda anche ai fogli bianchi per le note ed alle mille altre cose che inevitabilmente ci finiranno, ma magari così riuscirò ancora a chiuderla🙂


 

CCC = Cabinet Command Center = centro di comando nell’armadio

La mia postazione di controllo, il mio angolino nascosto in cui progettare, valutare, pensare, riempire le scatoline del calendario dell’avvento senza che i figli vedano ed il marito rompa. La mia nicchia. La mia tana. Guai a chi me lo tocca. Mi libera la mente e mi aiuta, anche se è appena nato e c’è ancora molto da migliorare.

Per ora è perfetto così, ma conto nel corso del 2015 di migliorarlo. Come è da decidere man mano.


 

52 WEEKS HOME RESCUE

Il progetto di sistemare casa un angolino alla settimana è miseramente fallito con l’arrivo dell’estate e della stanca che mi porta, come ogni anno.

Per il 2015 forse sarebbe meglio darmi solo qualche linea di massima a cui attenermi e progettare nel dettaglio piccoli interventi più a breve termine, da rivalutare più o meno mensilmente.


 

DECLUTTER

Ho iniziato, buttato tanti sacchi pieni di roba mia che non mi serviva più, liberandomi della maggior parte del superfluo tra vestiti e craft. Ho ancora molto da lavorare per questa cosa e, soprattutto, non ho idea di come poter riuscire a buttare le cose non mie che ingombrano casa.

Sarà difficile. Ma è necessario.


 

METODI pronti per la gestione della casa

Sto rivalutando se provare a seguire (di nuovo) un metodo già fatto, come FlyLady o CasaDOP, o crearmene uno mio, con delle mie routine ed una mia cleaning-list. Nel frattempo la gestione della casa è ancora molto confusa, e finchè non avrò declutterato il superfluo che ingombra e non ha posto sarà sempre difficile.


 

Da qui riprendo a studiare e sperimentare.

Vado a perdermi su Pinterest, tag “organization”, addio.