Calzini semplici su misura senza misurare. 

Ecco come faccio i miei calzini quando non ho voglia di pensare/ calcolare/valutare.

ATTREZZATURA NECESSARIA:

– filo (ma va!), di solito quello apposito per calzini di spessore fingering e con un 20/25% di nylon che da resistenza all’usura.  Qui vedete Regia Fluormania e Drops Fabel.

– ferri adatti a dare la giusta tensione col filato scelto e che consentano la lavorazione in tondo. Io preferisco i dpn in bamboo, ma vanno bene anche i circolari. Qui vedete tre set di “doppia punta”: quelli con cui lavoro,  quelli di scorta e quelli che “non si sa mai meglio uno in più che uno in meno”.

– forbici

– un marcapunti per segnare l’inizio del giro

– un ago da lana con la punta arrotondata

.

AVVIO

Il mio preferito per facilità e risultato é il turkish cast on, ma vanno  benissimo anche l’avvio a 8, il Judy’s magic cast on o un avvio provvisorio da chiudere a tubo e poi eliminare cucendo la punta a punto maglia.

Per un piede adulto con filato fingering avvio dalle 16 alle 20 maglie in totale.

Qui vedete l’avvio turco con 10 giri di filo sui due ferri,  che danno 20 maglie in totale.

PUNTA

Ora consideriamo i punti divisi: metà per il sopra e metà per il sotto del piede.

Per creare la punta faremo un aumento su ogni lato del sopra e del sotto (4 aumenti totali per ogni giro: 2 sopra + 2 sotto), ad 1 o 2 maglie dal punto in cui il sopra ed il sotto si uniscono, su tutti i giri per 3 o 4 volte poi a giri alterni fino a che la punta non copra, senza tirare,  dall’alluce al penultimo dito,  lasciando fuori il mignolino (mellino? Non ricordo mai i nomi esatti delle dita dei piedi).

Per segnare l’inizio del giro e non impazzire con il marcapunti che fugge lo metto dopo il primo punto,  così mi resta più comodo.


Come vedete dalla foto io lascio un po’ largo sull’alluce perché ce l’ho valgo e la punta rimane più stretta della pianta del piede. Chi non ha questo problema non avrà bisogno di tenersi più largo,  ovviamente.

PIEDE

A questo punto si lavora semplicemente un tubo senza aumenti né diminuzioni fino al collo del piede,  dove inizia la caviglia. Alcuni considerano come misura 2/2,5cm prima della lunghezza totale, ma io preferisvo guardare la caviglia.


Volendo usare un punto operato è consigliabile farlo solo sulla parte superiore del piede per evitare fastidi.

TALLONE

Avendo lavorato il piede come un tubo perfettamente cilindrico fino alla caviglia (o un paio di cm dal tallone) possiamo scegliere solo talloni che non prevedano un “gusset”, quindi short rows, afterthought,  fish lips kiss (quest’ultimo lo trovate su ravelry completo di ricetta simile a questa,  ma scritta meglio,  per fare calzini al costo di 1€ circa).

Per questo calzino io ho scelto l’afterthought, quindi lavoro metà dei punti (quelli relativi alla parte sopra del piede) con il filo dei calzini


e l’altra metà (quella della suola) con un filo di scarto.


Poi ripasso tutti i punti lavorati col filo di scarto sul ferro sinistro e riprendo a lavorare in tondo come se niente fosse.


Questo filo è tutto quello che serve per ora. Il tallone vero va fatto alla fine,  dopo aver terminato gamba e bordo del calzino.

GAMBA

Si continua a lavorare in tondo fino alla lunghezza desiderata.

Se si sceglie di lavorare con un punto operato considerare che un paio di cm sopra alla riga del tallone resteranno comunque dentro alla scarpa,  quindi sul dietro della gamba i punti operati è meglio iniziarli dopo 2cm circa.

Per un calzino alla caviglia si può iniziare il bordo pochi cm dopo i 2 sopra menzionati, per un midcalf (a mezza gamba) consideriamo la gamba lunga come il piede e per un kneehigh (al ginocchio) continuiamo aggiungendo però qualche aumento per il polpaccio (e qui bisogna misurare e fare due calcoli).

I miei calzini saranno midcalf, quindi niente aumenti, e come texture ho scelto di fare coste 3/1, che ho iniziato a 2cm circa dal tallone.

BORDO

Il bordo è un prolungamento del tubo della gamba che può essere più o meno lungo,  solitamente fatto con un punto elastico come coste o tubolare, ma nulla vieta di farlo lace o come si preferisce.

L’importante è che la chiusura sia sufficientemente elastica da far passare il piede ma sostenere il calzino una volta indossato.

Per questi calzini ho solo cambiato il colore alle coste della gamba per richiamare il colore della punta e vivacizzare il grigio scuro che ho usato per il resto.

TALLONE AFTERTHOUGHT

Come dice il nome a questo tallone ci si pensa dopo, alla fine,  come ultima cosa.

Quindi dopo aver chiuso il bordo superiore si riprendono le maglie lasciate in sospeso col filo di scarto dividendole in due metà, una che coincide con la suola e l’altra che corrisponde alla metà dietro della gamba.


Poi si diminuisce un punto per ogni lato di emtrambe le metà (4 diminuzioni totali) a giri alterni fino a restare con un terzo delle maglie sui ferri,  da chiudere a punto maglia.


RIFINITURE

Ora resta da fermare i fili e chiudere eventuali buchini che si possono creare ai lati del tallone.


Una volta  familiarizzato con la struttura sarà facile personalizzare il calzino variando colori,  texture, rifiniture,  lunghezza della gamba,  tipo di punta e/o di tallone.


Buon divertimento!

Rassegnati

E’ il mantra del giorno.

Sono giorni che cerco un metodo alternativo per ottenere un filato colorato come quello dei miei ultimi esperimenti in modo più semplice e veloce, ma proprio non c’è.

Non voglio un variegato: i cambi di colore troppo veloci mi disturbano.

Non voglio neanche uno speckles (che non so nemmeno se si scrive così ma sono troppo triste per cercare conferme in rete): le parti colorate sono troppo piccole e troppo ravvicinate.

Voglio proprio un semisolid con qualche righetta di colore da 10/15cm qua e là, ma non troppo frequente.

E l’unico modo per ottenerlo è farmi una warp board decente e rimatassare con criterio tutti i 550g di alpaca light-fingering che ho pronti in cake.

Non so se 4 ore di lavoro basteranno…

Sono già stanca prima di iniziare, ma tanto lo so che se non faccio per bene poi non mi piacerà il risultato, quindi dovrò rassegnarmi e rimboccarmi le maniche.

Inizio a cercare legna per fare la warp board, che quella coi tubi di plastica ho già visto che non mi regge.

Rassegnata.

 

Tecniche di tintura sperimentali.

Sempre alla ricerca di metodi innovativi e di cose nuove da imparare, questa volta mi sono data alla tintura.

Tutto parte da un matassone da circa 600g di alpaca greggia che vorrei far diventare un Doodler

24536992083_5fe2863311_z

L’idea è fare il centro con un bianco con puntini colorati fuxia e cobalto ed il bordo esterno + trecciona con un nero antracite vivacizzato da striscioline colorate (fuxia e cobalto, che richiamano i puntini del centro).

Ovviamente non ho mai fatto niente del genere e figurarsi se trovo qualcosa in rete. Quindi mi ingegno.

Anzitutto il matassone enorme va diviso: 200g per il bianco e 400g per il nero, circa.

24868210640_ae6b57014c_z

Poi va rimatassato on modo da poterlo tingere come voglio io: ovvero una parte molto lunga dello stesso colore di base alternata ad una molto più corta di colore in contrasto, ma ripetuto per due colori.

No, non mi capisco nemmeno io, a rileggermi. Ma meglio di così non lo riesco a dire.

24537008633_4658631f12_z

I due “cornetti” che spuntano in alto dovranno essere uno fuxia ed uno cobalto, in modo che lavorando il filato si alternino.

La teoria ci sta tutta. La pratica è da vedere. Ed infatti lavorando con così piccole quantità e misure di colore dell’ordine del decimo di grammo, è un attimo far cadere un granello in più e sbarellare tutto il colore. Quindi visto che il primo fuxia sembrava quasi nero, il secondo colore invee di cobalto è diventato una seconda prova di fuxia. Ma tanto a me interessava anzitutto vedere se la tecnica fosse valida. Quindi tutto impacchettato ed in microonde per fissare il colore.

24868212680_88f51db33b_z

Questa con la carta forno è una mia innovazione, che non l’ho mai vista in giro finora. Ma avevo finito la pellicola… ed alla fine ha funzionato, anche se sarebbe stato meglio aggiungere un paio di giri per chiudere meglio ed evitare che l’acqua evaporasse troppo.

Dopo 3 giri da 2:30 minuti a 800W intervallati da 20/30 minuti di riposo ed aver lasciato freddare il pacchetto ho osato aprirlo per sciacquare via l’eccesso di colore e sorpresa: il rosso/fuxia/viola è diventato più chiaro ed il nero/grigio/antracite più scuro! Vatti a fidare dei colori finchè non li hai fissati…

24533138444_bd882152f6_z

Un bel bagnetto con detergente per lana ed un risciacquo finale con aceto, che ci sta sempre bene.

24796117619_6c472373e9_z

Poi l’asciugatura forzata sul termosifone, che sono impaziente, dopo un giretto nella centrifuga per insalata.

24537021104_032bdc99f3_z

Ed il giorno dopo era pronta per essere gomitolata (MAI più i cornetti. MAI più. Gomitolarla è stato atroce)

25058598322_898998079b_z

e campionata

25058606422_6da6fb6dcd_z

Direi che la tecnica funziona e c’è solo da vedere come poter migliorare la cosa dei “cornetti” per non impazzire poi a rigomitolare e sistemare il colore, che dovrebbe andare molto meglio alvorando su quantità e misure più umane e meno da puffo.

😀

Progressi.

Sto adorando la macchina da maglieria. Per quanto vecchia e strausata e con qualche acciacco (una leva rotta che non so a che serve, qualche ago storto, il carrello che ogni tanto si apre… cosine così, di scarsa rilevanza, insomma) se non si vogliono fare cose strane ed elaborate è stravelocissima. In meno di una settimana ed usando solo i ritagli di tempo ho avviato, cucito, lavato ed indossato un maglione che a mano avrei impiegato non meno di un mese a realizzare. Ovviamente è quasi tutto a maglia rasata, ma ha schianto in vita e bordi con punti lace manipolati a mano.

24533110674_968e4d020a_z

Ci sono ancora diverse cose da aggiustare, tra cui le spalle e la lunghezza delle maniche, ma per essere ancora un maglione di apprendimento mi ritengo molto soddisfatta.

Soprattutto adoro come è venuto il collo, con un punto operato molto semplice ma di effetto e dalla forma impeccabile.

24807435040_60cce852ab_z

Per sagomarlo ho usato le righe accorciate per fare lo “stondo” in basso, poi ho ripreso le maglie lungo i bordi in verticale delle spalle e lavorato il decoro spostando a mano le maglie di un ago sull’ago adiacente ad aghi alterni per tutta la larghezza ottenendo così l’equivalente di un *yo, k2tog* (*gettato, lavora a dritto 2 maglie insieme*), poi 5 righe di maglia rasata e chiusura su filato di scarto. Poi ho ripiegato il bordo verso l’interno lungo la riga di buchini creati dallo *yo, k2tog* e cucito. Et voilà le puntine decorative.

 

Punti manipolati a mano

Dopo aver preso confidenza con i campioni e con avvio,  aumenti diminuzioni e chiusura è ora di sperimentare qualcosa di nuovo e più elaborato.
In rete è pieno di idee e tutorial da cui prendere spunto, basta cercare e provare,  senza lasciarsi intimorire.
Oggi ho provato un paio di bordi,  due avvii (e-wrap e chain, quelli che insegna la Guagliumi nel corso Craftsy che vi ho consigliato un paio di post fa) e qualche manipolazione semplice (treccia).
Credo che il bordo lace lo userò per il prossimo maglione *-*

image

Primi passi con la macchina da maglieria

Mi dispiace per chi non lo sopporta, ma per lavorare a macchina il campione è fondamentale.
Contrariamente ai ferri che permettono di controllare con buona approssimazione il lavoro mentre viene creato,  con la macchina da maglieria il tessuto viene sformato anche molto dalla posizione fissa degli aghi e dai pesi che vanno applicati in fondo, quindi l’unico modo per ottenere un capo che abbia le giuste misure è fare un campione, misurare e calcolare.
Anzi,  meglio, servono  i campioni, che uno solo non basta.
Il primo campione serve per capire a che tensione viene meglio lavorato il filo che vogliamo usare e consiste nel lavorarlo a maglia rasata a varie tensioni per poterlo valutare, ovviamente dopo lavaggio ed asciugatura.
Io faccio un rettangolo di maglia rasata largo circa 30 maglie lavorando 30/40 righe per ogni tensione che voglio testare.
Per ricordarmi la tensione uso in trucco che mi hanno insegnato in un gruppo di maglia: un gettato per ogni numero di ferri (in questo caso tensione).
Per fare un gettato con la macchina da maglieria basta spostare una maglia nell’ago adiacente con l’apposito attrezzo di trasferimento.

image

Dopo aver lavato e fatto asciugare questo campione scelgo quale tensione preferisco e faccio il campione per le misure con quella tensione.
In questo caso ne ho fatti due perché non sapevo decidermi tra la tensione 1 e la 2.
Il campione per le misure deve farmi contare facilmente ed in fretta il numero di maglie e di righe per poter poi convertire le misure in cm per realizzare i capi.
Inizio con qualche riga fatta con un filo di scarto su 60 maglie (30 da ogni lato dello 0),  poi resetto il contarighe a 000 e passo al filo da testare, lavoro 30 righe, inserisco dei marcapunti (cappi di filo) sul 21° ago da ogni lato dello 0 (40 maglie totali tra i due marcapunti), lavoro altre 30 righe e poi passo di nuovo al filo di scarto per fare altre 10/15 righe e togliere il campione dalla macchina.

image

Dopo aver lavato e fatto asciugare i campioni misuro i cm tra i marcapunti e tra le righe fate col filo di scarto e così so subito quanto misurano 40 maglie e 60 righe.  A questo punto basta fare due conti per sapere quante maglie e righe ci sono in 10x10cm e/o quante ce ne servono per avere il nostro capo.

Vi presento la mia nuova amica

image

Non so più nemmeno io da quanti anni la desideravo.
A novembre ho trovato una super offerta che non potevo lasciarmi scappare.
E quindi eccola qui: la mia macchina da maglieria Necchi Empisal 360 con doppia frontura (qui ne vedete solo una) e carrello lace.
Finora abbiamo litigato e fatto pace tante volte e adesso mi sento pronta ad iniziare a fare sul serio.
Ma quanto mi piace!
😀

Color code: un aiuto per l’organizzazione

Il color code è una cosa molto semplice: si tratta di attribuire un colore ad ogni categoria di pianificazione per avere un impatto visivo più immediato e facilitare quindi l’organizzazione.
C’è chi usa i colori per stabilire le priorità e chi per argomento,  non ci sono regole fisse, , l’unica cosa importante è che funzioni per chi lo utilizza.
Io suddivido i miei impegni in categorie ed ho assegnato un colore ad ognuna.
Ed ovviamente mi sono fatta un elenco come promemoria,  per essere sicura di non sbagliarmi.

image

Voi lo usate?  Come?

Agenda settimanale cipi-2016

Come sempre passo mesi a cercare l’agenda perfetta in rete ed alla fine non trovo mai quello che voglio, quindi finisco per farmela da me. E visto che il lavoro ce l’ho messo, perchè non condividerla? Non è bella, ma è su misura per le mie esigenze.

La cipi-agenda 2016 sarà settimanale, con uno spazio per scandire gli orari della giornata, una to-do-list giornaliera ed una settimanale, spazio dedicato alla pianificazione del menù (pranzo e cena), apposito spazio per le ricorrenze (compleanni, anniversari, etc) ed un minimo di spazio per eventuali note settimanali.

cipiagenda2016

Design sempre minimalista, per non sprecare inchiostro, visto che deve essere prima di tutto utile e che dopo l’uso andrà buttata.

E adesso arriva il difficile: riuscire ad allegarvi un’anteprima ed il .pdf scaricabile gratuitamente. Se non mi riesce al primo tentativo portate pazienza che continuerò a provare finchè non avrò rimediato 🙂

– clicca qui per scaricare la cipi-agenda 2016 –

Il file è in formato A4, ma basta modificare le impostazioni della stampante per avere il mio adorato formato A5, impostando stampa pagine multiple (2 per pagina, poi si piega a metà e si fora sul lato aperto) o formato “opuscolo” (si tagliano a metà i fogli lasciandoli esattamente come escono dalla stampante, si chiude il lato destro sopra il sinistro o viceversa e si fora, ma questa opzione credo sia possibile solo con le stampanti fronte/retro).

Se vi piace e/o vi torna utile mi piacerebbe saperlo, nei commenti c’è taaaaaanto spazio 😀

Buon 2016!

C’è sempre qualcosa da imparare.

image

Le prossime sfide (= cose che voglio imparare a fare):
– tintura in più tempi con mascheratura meccanica (tramite lacci, pieghe e nodi) e sovratintura;
– treccie complesse;
– pratica di bottom up;
– avvio elastico.
E chissà quante altre cose posso imparare ancora mentre lavorerò a questi progetti.