C’è sempre qualcosa da imparare.

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Le prossime sfide (= cose che voglio imparare a fare):
– tintura in più tempi con mascheratura meccanica (tramite lacci, pieghe e nodi) e sovratintura;
– treccie complesse;
– pratica di bottom up;
– avvio elastico.
E chissà quante altre cose posso imparare ancora mentre lavorerò a questi progetti.

Aggiornamenti dall’estate

Come ogni anno a luglio-agosto in rete scende un mortorio generale, dovuto presumo al caldo ed alle ferie. E come ogni anno non ne resto immune e anche io mi allontano un po’ da pc e tablet, ed ovviamente di questo il blog risente.

Quest’anno ho avuto voglia di fare progetti veloci e di cercare ispirazioni per iniziare a pensare a progetti ben più grandi ed impegnativi da realizzare forse durante l’inverno o forse mai, chissà.

Il cotone autorigante “anguria” è venuto bene per essere una prima prova, ma con un piccolo grande difetto: la macchia nera per il seme si è allargata a dismisura rendendo sul calzino una cosa informe. Ho già provveduto a cercare informazioni e rimedi per il prossimo tentativo 🙂

Anguria psichedelica o anguria ubriaca, a voi la scelta :)
Anguria psichedelica o anguria ubriaca, a voi la scelta 🙂

Un’altra prova di tintura, evoluzione dell’ombre che era venuto discretamente bene al primo tentativo, ha previsto un gradient dal ciano al giallo limone. La matematica era perfettamente bilanciata, i colori però reagiscono tra loro in modo un po’ diverso che poco ha a che vedere con le proporzioni numeriche: il passaggio ciano/giallo o giallo/ciano tra 100/0 e 75/25 è molto più accentuato di quello da 75/25 a 50/50 (i numeri indicano le percentuali dell’uno e dell’altro colore mescolate insieme), anche se matematicamente lo scarto è sempre del 25%.

gradient ciano/limone con scarti del 25% in 5 steps
gradient ciano/limone con scarti del 25% in 5 steps

resta comunuqe un bel gradient da vedere, sia in matassa matassa gradient che in torta gradient cake

e rende benissimo anche lavorato: questo è diventato una grocery bag (di cui il piccoletto di casa ha subito reclamato possesso)

dice che è sua, ma che devo fargliene un'altra coi buchi più piccoli, che da questi gli cadono i giochi :D
dice che è sua, ma che devo fargliene un’altra coi buchi più piccoli, che da questi gli cadono i giochi 😀

Poi ho consumato un altro po’ dei filati estivi presi con le amiche tacchine facendo una maglietta + bolero con il cotone + lino viola

la foto linka al bolero, la maglietta la trovate qui http://www.ravelry.com/projects/Claudia-cipi/scollo-quadrato
la foto linka al bolero, la maglietta la trovate qui http://www.ravelry.com/projects/Claudia-cipi/scollo-quadrato

ed un top skollacciatissimo con il cotone seta glicine

copiato dal vestito di un'amica, non sarei in grado di rifarlo nemmeno se ci ragionassi per mesi.
copiato dal vestito di un’amica, non sarei in grado di rifarlo nemmeno se ci ragionassi per mesi.

Dopo di che mi sono stancata di progetti lunghi e filati estivi e mi sono buttata sugli scialli. Piccini, ma sempre scialli.

un Golden Orchids con la Aade Long ricevuta allo swap di Forlì
un Golden Orchids con la Aade Long ricevuta allo swap di Forlì
gingko crescent
un Gingko Crescent con la Drops Delight che avevo comprato senza progetto
multnomah
un Multnomah in Drops Alpaca da regalare col cuore ❤

Infine un paio di calzini per me, che mi hanno confermato che i filati variegati non mi piacciono ed uccidono eventuali disegni/trame. Però ho finalmente provato l’afterthought heel ed ho scoperto che mi piace molto come rende. Un po’ meno farlo perchè non mi permette di provare il calzino oltre al piede.

o forse che voi vedete bene il mock cable sul dorso e sulla caviglia, e vedete pure che su un piede si intreccia in un verso e nell'altro piede va nell'altro verso? io no. non vedo niente. non senza guardare con attenzione e cercando proprio quel dettaglio.
o forse che voi vedete bene il mock cable sul dorso e sulla caviglia, e vedete pure che su un piede si intreccia in un verso e nell’altro piede va nell’altro verso? io no. non vedo niente. non senza guardare con attenzione e cercando proprio quel dettaglio.

E per finire un maglioncino per il piccolo con la Drops Cotton Merino, che è calda al punto giusto per le mattinate a scuola dove i riscaldamenti sono altissimi, è morbidissima, viaggia bene in lavatrice ed asciugatrice ed ha anche dei bei colori vivaci.

Semplice raglan top down con qualche riga di colore.
Semplice raglan top down con qualche riga di colore.

Ora sui ferri ho un maglioncino sempre in Drops Cotton Merino per il fratellone grande, in rosso con bande grigie, che devo disfare in parte perchè facendo a occhio non mi sono regolata ed è venuto enorme, che potrei quasi indossarlo io, ed il solito progetto da borsa, quello che sta lì ed aspetta che io abbia bisogno di far passare un po’ di tempo per essere lavorato (ora è uno scialletto/sciarpina in seta che se viene carino ci scrivo il pattern, che è semplicissimo).

Per quanto riguarda i progetti, invece, dirò solo che ne ho talmente tanti in testa che non me li ricordo nemmeno io. 😀

Buon rientro alla vita di tutti i giorni e buon inizio anno (perchè l’anno, si sa, inizia a settembre quando iniziano le scuole).

Warping board fai-da-te

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La warping board credo venga usata in tessitura o filatura, non ho approfondito,  ma è molto utile anche per chi tinge i filati a mano e vuole avere lunghe variazioni di colore, come ad esempio per un filato autirigante (self striping) o per uno sfumato (gradient o ombre).
Per le prime prove sono arrangiata con quello che ho trovato in casa,  ma siccome ci ho preso gusto e vorrei tingere di più, ma non al punto da investirci centinaia di euro solo per l’attrezzatura, ho deciso di provare a farmi qualche attrezzo da me con materiali economici. L’idea della warp board con i tubi in pvc l’ho vista in rete non ricordo dove e me la sto studiando un po’.
Se viene bene poi ve la faccio vedere.

Overdye: tingere un filo colorato

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Questa estate ho disfatto un paio di magliette che mi erano rimaste troppo larghe e non riuscivo più a portare per recuperare il filato.
Il verde mela brillante era un po’ troppo giallo per i miei gusti, però,  così l’ho tinto in un bagno leggero (1% DOS) di ciano per smorzare il “giallume”.
Pare abbia funzionato 😀 ( il pezzetto di filo sopra ai gomitoli è il colore originale)
Ora devo decidere cosa farlo diventare.

L’anguria sta maturando :D

Non ho resistito fino a sera ed oggi a pranzo ho lavato.

Volevo colori vivaci e direi che li ho ottenuti, OK.

Per il variegato invece ci dovrò lavorare su, che mi sono venuti tutti piuttosto omogenei, ma va bene lo stesso, per essere la prima prova.

Il celestino al centro è in realtà un verdino chiarissimo che avrebbe dovuto venire ancora più chiaro, mavabbè, mi accontento.

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Quello che credo resterà un disastro è l’intreccio tra le matasse

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Dovrò praticare ancora molto per fare esperienza ed affinare la tecnica.

Ora manca lo “spot” scuro per fare i semini, che non avendo il nero dovrò provare un mix di tutti i primari, ma servendomene pochissimo non so come potrò fare nè come verrà. Spero che il colore non si spanda troppo… Quasi quasi faccio un’anguria senza semi…

Vi prego di notare il filo con cui ho legato le matasse che ha subito vari procedimenti/esperimenti di tintura ed è rimasto del suo colore originale. A mia nonna l’avevano venduto per cotone, ma a questo punto mi sorge qualche dubbio.

Attesa e speranza

Ieri sera mentre preparavo e dopo cena ho messo a tingere il cotone autorigante, quello che avevo matassato con l’orrido telaietto fatto in casa.

Ora sta riposando e stasera, ma forse anche a pranzo se non resisto, potrò lavarlo e vedere cosa ho combinato.

Sono quasi sicura che il cambio colore sia venuto un pasticcio.  Per il resto penso possa andare bene qualsiasi cosa venga fuori.

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Alla faccia della warp board

Non ho idea di come si chiami in italiano. La warping board (per gli amici warp board) è una specie di telaio con dei bastoncini infilati su cui avvolgere il filo per creare tante matassine unite tra loro al fine di tingerle in colori diversi e creare così un filato autorigante. Cioè, credo che in origine avesse altri usi, visto che cercando “warping board” su zio google vengono fuori tantissimi risultati sulla tessitura, ma a me serve per fare un filato autorigante, anche detto self striping yarn. Perchè le cose semplici, a me, mi annoiano. A me – mi.

Ora fatevi un giro nella sezione “immagini” di google per avere un’idea di come sia fatta prima di tornare a rimirare la mia versione casalinga al risparmio.

No, davvero, fatelo, che il confronto è necessario per capire il misto di ilarità ed orrore che mi ha colto quando ho realizzato la malsana idea che mi è venuta mentre andavo a recuperare il figlio grande a scuola. Che le cose immaginate spesso sono migliori che nella realtà.

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Struttura di recupero con stuzzicadenti attaccati col nastro adesivo per tenere separare le matassine.

Alla fine anche se brutto e storto ha funzionato, per carità, ma resta brutto che non si guarda e buono solo per qualche prova iniziale.

Anzi, devo ricordarmi che un giro misura 76cm, così contando i giri so anche quanti mt di filato corrispondono ad una matassa da 100g (da pesare per verifica) del cotone medio senza fascetta che trovo al mercato (credo sia fingering ma non ho ancora misurato i WPI).

Poi la pausa pranzo è finita ed è rimasto tutto così. Spero di riuscire a tingere entro il fine settimana.

ARGH. Qualcuno mi accenda una lampadina, please.

Voglio assolutamente provare a tingermi del filato autorigante color… anguria!

Come questi watermelon selfstriping yarn

Credo di aver capito come fare, ma il problema vero, ora, è riuscire a trovare il modo di costruirmi un accricco per fare le matassine senza spendere un centesimo.

Warping board, la chiamano. E pare sia usata per la tessitura, ma non ci ho capito molto.

Ho anche una mezza idea di come poterla fare, ma non senza spendere niente.

Magari stanotte mi viene l’illuminazione mentre ritaglio stelline argentate e cerco di non incastrarmi dentro gli origami per fare i cappellini da muratore (costumi per la recita dell’asilo, non voglio parlarne, non ora, che c’ho l’ansia).

Cotone sfumato: ho provato due tecniche e sono soddisfatta di entrambe.

Prima prova di tintura sfumata con variazioni di intensità del colore. Detto anche “ombre” o “gradient”, che ancora non ho capito la differenza.

Partiamo dal cotone bianco: 100% cotone con non so quale trattamento (in bancarella già è tanto se mi sanno dire la composizione)

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Primo metodo: variazione di gradazione della tintura

Dividiamo il filo in matassine ed andiamo ad immergene ognuna in un contenitore con la tinta, che ovviamente sarà in varie gradazioni di intensità.

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Se avessi fatto un po’ più attenzione a muovere il filo e farlo impregnare per bene anche nei passaggi da un bicchierino all’altro non avrei avuto quelle macchie bianche così tanto antiestetiche (è tutta esperienza per le prossime volte, per carità, ma quanto sono brutte).

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Visto che roba?

Non ci credevo nemmeno io e continuavo a rimirarmelo e fotografarlo 😀

Ed anche in matassa fa il suo porco effetto

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Prego notare come il rosso-ciliegia nella versione più “sbiadita” diventi quasi fucsia, nonostante le proporzioni di magenta e giallo limone fossero le stesse identiche per tutte le gradazioni (ho fatto una soluzione unica di colore che poi ho diluito in proporzioni variabili allungandola con acqua, quindi sono certa che le proporzioni tra i colori siano le stesse). Potere del magenta e mistero della mistura del colore.

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Secondo metodo: variazione dei tempi di immersione

Un’altra tecnica per ottenere le sfumature sfrutta invece diversi tempi di immersione in uno stesso bagno di colore: dividiamo sempre il filo in matassine, mettiamo il colore in una ciotola ed immergiamo una matassina alla volta, facendo passare 10 minuti tra una matassina e la successiva.

Dopo 17 matassine e quasi 3 ore (compresa la preparazione del colore per cui ho ancora qualche difficoltà) ho ottenuto questo

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Che dal vivo si vede meglio la sfumatura, ma in foto non c’e stato verso di farla venire (le fotocamere digitali sono una figata, ma quella del cellulare ha qualche limitazione e la mia incapacità nell’uso fa il resto).

Non ho capito se il colore è venuto sbiadito perchè ho messo troppa acqua (le tinte per cotone si legano anche all’acqua, contrariamente a quelle per lana. ovviamente io l’ho scoperto dopo), perchè ho lasciato relativamente poco tempo (le istruzioni dicono che 2 ore bastano, ma il bagno era scuro quasi nero, quindi qualcosa non ha funzionato), perchè non era sufficientemente caldo o che ne so per quale altro motivo. Dovrò continuare a studiare e sperimentare.

In matassa forse si nota un pochino meglio

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Come primi esperimenti mi ritengo completamente soddisfatta ed ho tutte le intenzioni di continuare.

Magari con quantità un pochino superiori ai 50g della prova 😀

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Prove di tintura del cotone

Per queste prove ho usato una confezione di coloreria italiana color cioccolato per cotone, quelle che andrebbero in lavatrice. Io invece ho messo tutto in ammollo in un pentolone, con acqua, sale e le due vaschette di colore e fissativo della coloreria. Poi ho aggiunto del cotone spesso bianco-lilla in matasse e del cotone di riciclo bianco sporco (perchè coi lavaggi era ingrigito) a gomitolo. Che voi mi chiederete: e perchè mai a gomitolo, che il colore non entra? Ma proprio per questo, perchè la difficoltà che il colore incontra nel penetrare il gomitolo avrebbe dovuto darmi un filato “ombre”, sfumato, a partire dalla parte più esterna a contatto diretto col colore fino al bianco o quasi che sarebbe rimasto all’interno. Ecco i risultati: 16557758883_1fd4b066b0_z Il gomitolo di cotone era molto stretto, immagino che con la lana renda meglio perchè rimane più soffice ed il colore ha modo di insinuarsi più facilmente, evidando o almeno riducendo le macchie di “scolorito” che mi sono rimaste. Il gradient comunque per sommi capi pare riuscito e l’esperimento potrebbe essere ripetibile, magari con l’accorgimento di lasciare il gomitolo meno stretto, anche se non saprei come fare. Ora sono curiosa di vedere come viene lavorato. 17080437741_b62e186882_z Il cotone in matasse invece si è colorato molto meglio ed in modo più uniforme, anche se nei punti in cui era legato, anche se la legatura era morbidissima, è rimasta qualche macchia in cui il colore non ha preso. Considerando che il colore di partenza era un bianco/violetto che avevo provato a tingere di rosso senza successo (vedete l’ultima foto di questo post)

Nello stesso pentolone avevo immerso anche le due lane miste acrilico che avevo tinto in precedenza col caffè, sempre a gomitoli per dare un effetto gradient, ma pare che il colore non le abbia minimamente intaccate. Forse appena appena più scurette all’esterno, ma poca cosa, da non meritare nemmeno una foto. A riprova del fatto che ogni tipo di filato vuole il suo tipo di colorante e non tutto va bene per tutto. E dei gomitoli di cotone rosa. Anche loro non hanno preso quasi per niente il colore. Evidentemente il fatto di essere già colorati e trattati ha fatto da filtro ed impedito la colorazione. Tutta esperienza 🙂 PS: Ho ceduto e mi sono regalata un kit di colori primari di colorante con ottime recensioni per il cotone e le fibre a base di cellulosa. Spero che arrivi presto che ho giusto un po’ di gomitoli di cotone beige da ravvivare 😀